Comunicare con gli Alieni

Ma a E.T., piaceranno i Beatles? Chissà. Per saperlo dovremo aspettare quasi mille anni, ammesso che ci sia qualcuno in ascolto dalle parti di Polaris. Nel 2008, la NASA ha inviato in quella direzione un segnale radio con la canzone Across the Universe dei Fab Four, per celebrare i cinquant’anni dell’agenzia (e i quaranta della canzone). Il messaggio sonoro impiegherà 431 anni a percorrere la distanza che ci separa dalla stella polare, e ci vorrà almeno altrettanto per ricevere l’eventuale giudizio degli alieni. Insomma, rimarremo col dubbio per un bel po’. Nel frattempo, potremo rimuginare sui tanti altri interrogativi che un tentativo del genere ci fa venire in mente. Primo tra tutti, ovviamente: quanto è probabile che lì fuori ci siano esseri intelligenti in grado di captare (e inviare) segnali radio interstellari? Ma anche: chi ci dice che esseri del genere sarebbero in grado di capire quello che potremmo provare a comunicare, e viceversa?

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Come non credere ai politici

La presidenza Trump sta creando non poche preoccupazioni, in giro per il mondo, ma se è vero quello che diceva il comandante Marko Ramius: “una piccola rivoluzione ogni tanto è salutare”, da questo frangente storico possiamo anche imparare qualcosa. Un esempio ce lo danno due scienziati del Massachusetts Institute of Technology e due della University of Western Australia, che in un recentissimo articolo ci raccontano di come funzioni, nell’elettorato, la disinformazione portata avanti dai politici. In realtà, questo articolo è particolarmente prezioso al di fuori degli Stati Uniti, perché ci può far riflettere sulla nostra situazione senza tirare in ballo nessun nome nostrano, ciascuno può fare i paragoni che preferisce.

Lo studio si basa su due esperimenti sociali, condotti prima delle elezioni americane dello scorso anno. In entrambi i casi, a un gran numero di elettori americani sono state sottoposte affermazioni che Donald Trump ha dichiarato in campagna elettorale, alcune aderenti alla realtà e altre catalogate come “disinformazione”. Lo scopo primario era valutare quanto la paternità di queste affermazioni influisse sul giudizio di “veridicità” che i soggetti in esame davano per ciascuna di esse.

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Perle di ignoranza scientifica: quando 4 è minore di 3

L’ignoranza scientifica diffusa può diventare un problema sociale.
Lo è certamente quando, di fronte a fatti che coinvolgono la quotidianità e la società, ci si lancia in spiegazioni e discussioni strampalate dimenticandoci di controllare se quei fatti siano realmente accaduti nei termini in cui ci vengono descritti. Il procedere scientifico infatti parte sempre dalla verifica dei fatti. Le bufale si estinguerebbero presto se questa regola fosse ben stampata nella mente di tutti.
Lo è quando chi ha la responsabilità di decidere sulle leggi, o di informare i cittadini tramite i mezzi di comunicazione, non è nemmeno in grado di leggere un grafico, una statistica, e di comprenderne il significato.

Lo è quando non c’è la consapevolezza dell’importanza delle competenze. Si eviterebbero ad esempio presentatrici tv a spiegarci come curare il cancro in modo naturale, disk jokeys a sentenziare sull’inutilità dei vaccini, e laureati in scienza della comunicazione a dare false speranze ai malati di Sla.

Ma ci sono casi in cui l’ignoranza scientifica rasenta l’incredibile, generando situazioni paradossali sulle quali ci si può tutto sommato ridere sopra. Per lo meno finché non ci ricordiamo che stiamo parlando di gente che, tra le altre cose, vota.
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Il bisogno di sentirsi censurati

Se c’è modo di entrare nel merito di una polemica senza essere per questo necessariamente incasellati in una delle fazioni che la animano (il dubbio è solo retorico: ci troviamo in Italia, è chiaro che non c’è), si potrebbe dire che il “diktat” con cui l’attuale governo avrebbe imposto una stretta censura a una trasmissione Rai “non allineata” ha lati sommersi da scandagliare.

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La dissonanza cognitiva di Leon Festinger (ovvero: come ci raccontiamo le balle)

Nel 1957 lo psicologo Leon Festinger, illustrò in un libro, in maniera molto chiara e al tempo stesso rigorosa, come funziona un meccanismo psicologico molto particolare, alla base di molti nostri atteggiamenti e comportamenti, e non di rado fonte di dubbi, malintesi e insoddisfazioni personali.

Il libro è Teoria della Dissonanza Cognitiva e il meccanismo è quello di “raccontarsela in modo che i conti tornino“.

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Medicina e metodo scientifico: anche la democrazia non è un’opinione

Insomma, alla fine è successo. L’Ordine dei Medici di Treviso ha radiato uno dei più famosi antivaccinisti d’Italia, il dott. Roberto Gava, salito agli onori della cronaca nazionale per un convegno sulla medicina alternativa tenuto poco tempo fa in Senato.

Il buon Gava, cardiologo con perfezionamento in agopuntura cinese, omeopatia classica, bioetica e ipnosi medica, è però un combattente ed è passato al contrattacco, forte dell’appoggio di oltre sei mila persone al comunicato dei suoi avvocati postato sulla sua pagina Facebook. Negli ultimi giorni è arrivata anche la dichiarazione di guerra: “E’ un’occasione d’oro – ha detto il medico dopo la radiazione – non solo per divulgare le mie idee, ma anche per diffondere la cultura del rispetto dei diritti fondamentali, a partire dalla libertà di pensiero e di scienza”.

Parole che offrono anche a noi l’occasione di svolgere qualche ragionamento sui concetti di opinione e libertà di pensiero (che per gli antivaccinisti si equivalgono). Concetti oggi molto strumentalizzati, distorti a proprio uso e sui quali sono stati montati degli equivoci giganteschi. E se c’è una cosa che non possiamo permettere è che si alteri il senso del linguaggio. Se non ci troviamo più d’accordo sul significato delle parole il linguaggio diventa inutile, e la fine del linguaggio è la fine della società. Dunque, le cose con il loro nome.

Il Linguaggio segreto degli Antivaccinisti

Quante volte, nell’arco di un anno solare ci capita di dover digerire simili affermazioni?

“Ti lascio perché ti amo troppo”;

“Bisogna dare voce a tutte le opinioni”;

“Il ragazzo vale ma non si impegna”.

Seppur assai differenti tra loro, i tre esempi sopra citati ben rendono l’idea di quell’ipertrofico atteggiamento diplomatico in cui frequentemente ci imbattiamo ogni giorno.
Ciò che essenzialmente contraddistingue simili uscite pare essere il fatto di asserire direttamente qualcosa mentre indirettamente se ne vuole sostenere un’altra ben distante.

Certamente si tratta di un qualcosa di talmente ovvio e risaputo da non dover attirare le attenzioni dei vari linguisti, ma per le nostre più modeste pretese potrebbe essere utile approfondire un po’ di più il discorso.

Come tutti gli strumenti di consumata utilità, anche del linguaggio si può dire che possa servire ad un gran numero di scopi differenti.

Non ultimo tra essi il nascondere qualcosa.

La meravigliosa complessità delle varie lingue la si può misurare in effetti anche (e soprattutto) in funzione della rispettiva abbondanza di livelli e sfumature attraverso i quali il messaggio viene veicolato. Uno tra i vari aspetti di questa capacità dello strumento linguistico può essere esemplificata ripensando ai fumetti dove, tramite diversi tipi di balloon, si potevano indicare espressioni dette ad alta o bassa voce, pensieri ecc.

Un altro paragone che potrebbe aiutarci a comprendere meglio la tesi di questo post è quello dei film con i sottotitoli. Facciamo a tal fine un piccolo esempio.

Poniamo che una mattina ci capiti di incontrare per strada X e che lo stesso ci debba ancora dei soldi. Mettiamo che dall’incontro nasca il seguente breve dialogo:

Io: “buongiorno!”

X: “buongiorno a te! Come va a casa, tutto bene? Il piccolo? La moglie? (E via discorrendo con altre cortesie).”

Certo, il sussiego di X potrebbe essere di genuino, ma ho mancato di specificare che mai in precedenza, X aveva manifestato un simile interesse per le nostre questioni familiari.

A questo punto, senza alcuna pretesa di chiaroveggenza, potrei azzardare a proporre un’inferenza probabilistica secondo la quale X avrebbe voluto dire in realtà:

X: “sono in debito e la cosa non mi piace, ma ancor meno gradisco saldare il debito perciò per ora credo potrai accontentarti di un più economico pagherò di cortesie posticce.”

Volendo ricorrere all’immagine sopra citata: è come se X utilizzasse una sorta di lingua intelligibile ma priva di reale significato, mentre nella parte bassa di uno schermo immaginario scorrono le parole che davvero esprimono le sue intenzioni.

In una simile situazione sarà impossibile contestare alcunché al malandrino: com’è possibile aggirare, senza passar per screanzati, una simile coltre di affettazione?

Da tempo immemore, facendosi scudo di un sapiente utilizzo di convenzioni e consuetudini, in molti riescono ad evitare di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e delle proprie parole. Il trucco sta tutto nell’utilizzare formule linguistiche tanto rodate quanto vuote.

Questa discrasia tra il detto e il pensato è cosa risaputa e di frequente anche in parte inconsapevole. A questa divaricazione tra questi due livelli del linguaggio può essere attribuito un uso sempre più grossolano e macchinale dello stesso, come già sostenuto in più di un’occasione [1].

Chiaramente quanto detto sopra costituisce un fenomeno assai comune ed attribuibile in maniera trasversale a varie categorie umane e più in generale a tutto il variegato l’universo complottista.
Tra le svariate tipologie di idiomi “alternativi” possiamo però individuarne un particolare sottotipo in funzione di esempio ed è quello oscuro cui ricorrono in genere gli antivaccinisti.

Senza perder tempo a sviscerare le loro trite quanto inconsistenti argomentazioni, per una volta varrà la pena di concentrarsi soprattutto sulla forma con la quale si esprimono in genere gli appartenenti alla suddetta categoria.

Perché, anche se di certo non gli piace sentirselo dire, a leggere e ad ascoltare con attenzione in che modo essi facciano uso del linguaggio, non può che tornarci in mente l’esempio fatto di X e dei sottotitoli.

Ma andiamo per punti.

Primo punto: gli slogan.
Nei dialoghi sostenuti con e tra antivaccinisti salta dolorosamente all’occhio una sinistra ripetitività di slogan e frasi fatte:

(A) “Vaccinarsi vuol dire adeguarsi alla massa!”

(B) “Non siamo adeguatamente informati!”

(C) “Libertà di scelta!”.

Certe perentorie affermazioni hanno di sicuro il pregio di produrre uno splendido suono e di essere, da un punto di vista banalmente qualunquista, del tutto inattaccabili (come potrebbe dirsi il contrario?).
Ma dato che, come detto, nella comunicazione tra individui entrano in gioco altri fattori oltre alla semplice estetica ci sovviene che forse, dietro a simili spruzzate di retorica a buon mercato, ci sia dietro ben altro che la semplice poesia.
Prima di procedere dobbiamo però armarci di uno strumento indispensabile ad affrontare un simile cimento.

Chi ha visto il film Essi Vivono di J.Carpenter [2] (vero must dell’iconografia complottista) già avrà capito: in una società distopica controllata da alieni infiltrati tra gli umani, il controllo della popolazione avviene anche tramite messaggi subliminali nascosti nei normali messaggi pubblicitari e nei programmi televisivi.
Il protagonista riesce a scoprire l’inganno solo grazie ad un paio di occhiali speciali che gli permettono di dissipare l’inganno vedendo le cose per ciò che sono davvero (inclusi i mostruosi alieni).

Ecco, proviamo adesso ad inforcare immaginativamente sul naso i magici occhiali utilizzati dal lottatore Roddy Piper nel film e rileggiamo le suddette proposizioni. Avremo dei risultati sorprendenti:

(A sottititolato) “Anch’io mi adeguo ad un pensiero di gruppo (quello antivaccinista) solo che lo faccio in maniera acritica ed irrazionale. Voglio comunque illudermi di essere un ribelle, unico ed inimitabile!”

(B sittotitolato) “Informarmi? Io?? Ah ah ah! Ma se non leggo neppure il bugiardino del cortisone e lo butto giù a garganella! Intanto vi rifilo questa sontuosa cavolata così ci faccio pure una bella figura!”

(C sottotitolato)Vojo fare quello che mi pare! Se mi va di pisciarti sul cofano dell’auto devo avere la possibilità di farlo, perché la mia libertà è un po’ più libera di quella degli altri!”

Visto che differenza con gli occhiali magici e quanto sono differenti i sottotitoli rispetto al parlato?
Chiaramente si è un po’ semplificata l’espressione ma il contenuto alla fin fine è quello, come dimostra il fatto che l’antivaccinista medio approfondisce ben poco razionalmente l’argomento limitandosi a riciclare a macchinetta espressioni preconfezionate.

Ma a cosa sarebbe da imputare questa lampante superficialità? Giungiamo così al secondo punto: il cazzeggiamento.

Ovviamente, se non si argomenta in maniera forte, per sperare di spuntarla in una discussione, si dovrà cercare di puntare su altre armi. Una di queste è propriamente l’arte del divagare o per l’appunto del cazzeggiare con le parole.

Espressioni del tipo:

“No all’obbligatorietà, piuttosto puntiamo sulla consapevolezza e l’informazione”

Oppure

“Bisogna approfondire ulteriormente l’argomento con più studi ed uno sforzo istituzionale e collettivo”

Non ci vuol molto per derubricarle come pura aria, poco più che un consunto blaterare.

Tra i giornalisti che si occupano di politica si usa dire, con malcelata ironia, che se qualcuno vuole riuscire a non fare qualcosa basta creare una bella commissione per far arenare tutto.
Ecco, diciamo che il tipo di linguaggio in oggetto pare perseguire un obiettivo di questo tipo.
Per dirlo in breve, certe abboffate di bizantinismi e frasi di circostanza ricordano tanto le affabulazioni del manzoniano Azzeccagarbugli.

Perciò, non potendo affrontare il tuo avversario sul campo aperto della razionalità, si cerca di menare il can per l’aia e come degli indegni Kutuzov si cerca di far cedere il povero Napoleone per esaurimento delle forze. Un micidiale arrocco difensivo volto ad impantanare la discussione entro inaggirabili artifici retorici.

Una delle tecniche principe in questo campo è il tristemente noto “principio di precauzione” [3], tanto nobile negli intenti e nella formulazione quanto orribilmente medievale nella sua reale applicazione. Si tratta dell’arma atomica nelle mani di ogni antivaccinista, anti ogm, anti SA ecc: ove per una qualsiasi bizza ci si voglia contrapporre ad un’opera pubblica, all’uso di una cura o di una tecnologia, il nefasto principio fa la sua apparizione, paralizzandoci con il suo anestetico fatalismo (se qualcosa potrà andar male, andrà male).

Come nel caso di X lo scroccone, l’antivaccinista cerca di irretirvi in una labirintica matassa fatta di retorica stantia e filosofia da discount. Un gioco delle tre carte grazie al quale cerca di occultare le ragioni profonde delle sue posizioni.

Ed in effetti si avverte che al nostro ragionamento manca ancora qualcosa: non siamo penetrati fino al cuore della linguistica cazzeggiatrice degli antivaccinisti, il Motore Immobile del loro vorticoso ed isterico sproloquiare.

Ed eccoci così al terzo punto, che si può prontamente riassumere con la seguente formula:

“Genitori consapevoli”

Qui la faccenda diventa curiosa. Cosa dovrebbe indicare la suddetta locuzione? Si tratta per caso di una condizione trascendente dell’individuo come ad esempio il Buddha? Forse che vaneggiare di complotti e pericoli inesistenti rappresenti una nuova forma di reminiscenza di un iperuranico mondo delle fregnacce?

Niente di tutto ciò in realtà. Proviamo anche stavolta a metter su i nostri occhiali magici ed a rileggere l’affermazione di sopra con i relativi sottotitoli:

“Non siamo come gli altri, siamo differenti!”

Forse sarà azzardato da presupporre, ma quel “differenti” somiglia tanto ad “alternativi”, termine che nel gergo complottista spesso equivale a “migliori”.

Ma migliori in cosa esattamente? L’abbiamo già visto sopra: nella loro presunta maggiore autocoscienza. Gli alternativi-antivaccinisti sarebbero più consapevoli degli altri proprio in funzione della loro pruriginosa prudenza, che in realtà somiglia assai più ad una misera diffidenza massimalista. Si sentono individui, padroni di sé, mentre tutti gli altri, beceri pecoroni, sarebbero del tutto sprovvisti di questa dotazione antropologica.

Potrà sembrare un’esagerazione forse, ma nei fatti e nei comportamenti di questi individui è facile ravvisare uno spietato e grottesco narcisismo egoista.
Lo testimonia il complessivo disinteresse per argomenti a base scientifica, surclassati invece da un generico ribellismo fondato più sulle parole che sui fatti.

Perciò fa così impressione sentire parole così altisonanti in bocca a chi sciorina con disinvoltura bufale e sciocchezze assortite.

Ci troviamo così a poter notare un inquietante parallelo tra due differenti divergenze.

Da una parte abbiamo individui che si sono costruiti una artificiosa immagine di sé entro la quale possono vedersi quali nobili ribelli acuti ed anticonformisti, mentre la realtà gli mostra un ben più misero ritratto.
Per risolvere questa fastidiosa dissonanza cognitiva si ricorre perciò ad un linguaggio artificioso e posticcio, una mano di cerone per imbellettare un cadavere.
Il risultato è simile perciò a quanto accade nel suddetto film in cui il vacuo linguaggio comune serve solo ad occultarne uno ben più reale e minaccioso.

Si propugna fieramente la necessità di un esubero di ragionevolezza (“più studi”, “più controlli”, “più prudenza”) ove non ve n’è ragion d’essere. Nessun argomento scientifico motiva una simile ipocondriaca preoccupazione.
Forse questa ipertrofica domanda di sicurezza serve proprio a compensare l’indicibile fragilità alla base di un utilizzo così capzioso delle parole.

Un linguaggio a due binari insomma, un mezzo che non serve a comunicare o chiarire, bensì mascherare ed occultare. Un linguaggio fatto di scatole vuote che un po’ ricorda certe facciate di case fasulle utilizzate sui set cinematografici.

Tanto diverge l’antivaccinista fittizio – immaginario da quello reale quanto similmente accade tra detto e pensato. Una sorta di doppio legame alla Bateson, ove le parole diventano veicolo di un malcelato morbo [4].

Una possibile soluzione a tutto questo complesso inganno linguistico? Ovvio, serve procurarsi un bel paio di occhiali magici per disvelare l’inganno, ma si tratta di un articolo che non si trova sul bancone dell’ipermercato.

Per togliersi davvero il prosciutto dagli occhi (in senso reale e non in quello ruffiano inteso dagli antivaccinisti) serve quell’indispensabile onestà intellettuale purtroppo del tutto assente in queste persone.

Perché gli “alieni” sono già infiltrati tra noi ormai da tempo (i ribelli che in realtà divengono tiranni), avvelenando il dibattito pubblico con la loro sotto-cultura medievale e per impedirgli di nuocere davvero servirà ben più di un wrestler con un paio di strani occhiali addosso.

▪ Note:

[1] https://plus.google.com/+IlPiccoloMetafisico/posts/VMF7H5mNEyW

[2] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Essi_vivono

[3] https://plus.google.com/+IlPiccoloMetafisico/posts/9y62trTMtFb

[4] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Doppio_legame_%28psicologia%29