Il gioco delle tre carte (o fallacia di definizione

caravaggio
Non credo sia necessario spender tempo a spiegarvi in cosa consista il giochetto truffaldino di cui sopra, perciò passerò lesto ad evidenziare per quale situazione voglio utilizzare questo esempio.

Succede spessissimo che, parlando con fuffari di tipo ‘alternativo’ ci si trovi a disquisire sui fondamenti di una certa cura o dieta miracolosa ed accade che, con pari frequenza, una volta confutato un certo assunto, ne spunti fuori immediatamente un altro nuovo di zecca. Una manovra che ci costringe a ricominciare tutto da capo e che lascia ai fresconi di turno la sensazione, del tutto ingannevole, di avervi messo nel sacco.
Prendiamo, ad esempio, la Madre di tutte le minchiate alternative: l’omeopatia. Basterà scorrere i commenti di qualche blog a tema (dove si scontrino una posizione scientifica con una alternativa) per notare che, pur dopo infinite discussioni, resta sempre poco chiaro cosa voglia dire, con precisione, medicina omeopatica.
Quando non siamo impegnati al bar a disquisire di calcio e politica, ma stiamo invece approfondendo qualche tema complesso e importante, la prima cosa che dobbiamo premurarci di fare è chiarire bene di cosa stiamo discutendo. Si dà per scontato ovviamente, che lo scopo per cui si discute, oltre al voler aver ragione, sia soprattutto sempre quello di chiarire un certo argomento e di trarne debite conclusioni.
Nel caso specifico, per poter discutere sulla validità o meno dell’omeopatia, dovremmo preliminarmente aver chiara una precisa ed univoca definizione della stessa e dei suoi fondamenti. Partire a ragionarne senza questa indispensabile premessa socratica può condurre solo a un’inevitabile confusione.

In effetti, confrontandosi con sostenitori dell’omeopatia, potrà capitare di trovarsi di fronte ad asserzioni di questo tipo:

Omeofan: “la base dell’omeopatia è la memoria dell’acqua.”

Gli spieghi che si tratta di un’assurdità, sia per la fisica che per la chimica, ma quando penserai di aver concluso, ne spunterà fuori un altro:

Omeofan n°2: “No, il segreto dell’omeopatia è la personalizzazione dei rimedi in base al paziente”

Allora mostri la contraddizione tra fornire una cura individuale ed il fatto che i rimedi omeopatici vengano venduti in tutte le farmacie. Finita qui? Macché!

Omeofan n°3: “La vera omeopatia è quella Unicista non quella che personalizza.”

Oppure:

Omeofan n°4: “Il segreto sta nello sfruttare le energie mentali derivanti dalle attenzioni che l’omeopata ti riserva.”

La discussione degenera così in una rincorsa infinita a cercare di trattare un argomento le cui basi però son continuamente cangianti. Ovviamente questa variabilità di significato la troveremo più facilmente all’interno di discussioni che vedono intervenire molteplici attori (nei blog o nei forum per esempio). Il risultato sarà quello di non poter capire davvero di cosa si stia discutendo: proprio come nel gioco delle tre carte, il nucleo di un certo argomento (ciò che in una disputa dovrebbe interessare approfondire) finisce per restare oscuro, dato che di uno stesso fenomeno vengono fornite molteplici spiegazioni differenti, a volte pure in contraddizione tra di sé.
A volte potrà trattarsi di una vera e propria strategia, ma in genere credo di tratti soprattutto di un efficace ‘marker’ che permette di smascherare una posizione pseudo scientifica o comunque irrazionale. Chi sosterrà simili posizioni infondate non potrà che ricorrere ad argomentazioni insensate ed incoerenti: la mela non cade mai lontana dall’albero.
Per essere più preciso: se parlo della teoria atomica degli orbitali, non potrà mai accadermi di sostenere, durante la discussione, anche il modello dell’atomo di Bohr (si tratta di due posizioni che si escludono reciprocamente). In un ambito di discorso razionale, la coerenza delle idee e dei concetti espressi non è un elemento accessorio. Se trattiamo invece di materie fantasiose, come l’omeopatia, potremo permetterci tutte le variazioni sul tema che vogliamo e questo perché concetti non falsificabili non hanno alcun legame con la realtà e di conseguenza non possono essere smentiti (ci sarà poi un approfondimento su falsificazionismo e tattica delle ipotesi ad hoc).

Per uscire dal pantano si dovrà perciò insistere sul fatto che una discussione, come qualunque altro atto linguistico, funziona proporzionalmente al rispetto delle norme che la regolano.
Riprendiamo perciò gli ammonimenti socratici e ricordiamo che, prima di avviare un confronto qualsiasi, deve essere ben chiaro di cosa parliamo e che tale posizione prefissata sarà quella da sostenere, senza che ci siano poi scorrette variazioni di significato.
In poche parole: pretendiamo dal nostro interlocutore, all’occorrenza, una chiara DEFINIZIONE dell’oggetto trattato ed eventualmente bloccatelo subito se dovesse tentare di fregarvi col solito giochetto delle tre carte.

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