Validità e correttezza di un ragionamento

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Tratto da ‘la verità avvelenata ‘ di Franca D’Agostini, Bollati Boringhieri editore, pp. 31-33

“Vediamo alcuni esempi di ragionamenti:

1. La porta è aperta o chiusa, non è aperta, dunque è chiusa.
2. Gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, dunque Socrate è mortale.
3. Roma è la capitale dell’Italia, dunque il tuo aereo non può atterrare a Roma senza atterrare in Italia.

Anche senza bisogno della logica possiamo dire che sembrano tutti sensati: le conclusioni sembrano effettivamente derivare dalle premesse, e siamo pronti ad accettarle. Non sempre però le cose sono così semplici. Per esempio:

1a. O stai dalla parte dei Palestinesi, o stai dalla parte degli Israeliani; ma non stai dalla parte degli Israeliani, dunque stai dalla parte dei Palestinesi.
2a. Gli artisti rock fanno uso di droga, Dave Grohl è un artista rock, dunque Dave Grohl fa uso di droga;
3a. Mosca è la capitale degli Stati Uniti, dunque il tuo aereo non può atterrare a Mosca senza atterrare negli Stati Uniti.

Se confrontiamo 1 con 1a, 2 con 2a, e 3 con 3a, è naturale osservare che si assomigliano molto. Eppure i primi di ogni coppia risultano ineccepibili e i secondi no. Che cosa non funziona? Evidentemente la differenza consiste nel fatto che i ragionamenti del primo gruppo hanno premesse che riconosciamo come vere, mentre quelli del secondo hanno premesse false o perlomeno discutibili. Roma è la capitale d’Italia, Mosca non è la capitale degli Stati Uniti. A condizioni normali se una porta è aperta non è chiusa e viceversa, e deve essere una delle due cose; ma rispetto al conflitto arabo – israeliano si potrebbe non essere dalla parte degli Arabi senza essere perciò dalla parte degli Israeliani. E quanto al caso 2a: forse non tutti gli artisti rock fanno uso di droga, e forse Dave Grohl rientra esattamente tra quelli che non ne fanno uso.
Diciamo allora che tutti i ragionamenti di cui sopra sono validi, ma solo quelli del primo gruppo sono corretti.
Un ragionamento è corretto quando oltre ad essere valido ha anche premesse che riconosciamo come vere.”

[…]

“Riconsideriamo i casi 3 e 3a:

3. Roma è la capitale dell’Italia, dunque il tuo aereo non può atterrare a Roma senza atterrare in Italia.
3a. Mosca è la capitale degli Stati Uniti, dunque il tuo aereo non può atterrare a Mosca senza atterrare negli Stati Uniti.

Notiamo che hanno la stessa forma; in entrambi i casi:

[nome di città] è la capitale di [nome di nazione,dunque il tuo aereo non può atterrare a [stesso nome di città] senza atterrare in [stesso nome di nazione].

Sostituendo ai nomi di città e di nazione altri nomi (per esempio Parigi e Francia) otteniamo ragionamenti della stessa forma. Anche 1 e 1a, 2 e 2a, hanno tra loro una stessa forma.
Ecco dunque un primo requisito della validità: un ragionamento è valido se è formalmente adeguato, ossia rispetta le regole del linguaggio in cui è formulato.
Questo requisito si dice validità sintattica, perché fa riferimento esclusivamente alle relazioni interne al linguaggio che stiamo usando. Riflettendo poi sul caso 3a, ci si accorge di un secondo requisito: se la premessa fosse vera, cioè se Mosca fosse effettivamente la capitale degli Stati Uniti, allora anche la conclusione dovrebbe essere vera. È questo legame tra la verità ipotetica della premessa e la verità della conclusione che ci fa considerare valido il ragionamento 3a. In un mondo in cui Mosca fosse la capitale degli Stati Uniti, dovremmo accettare quella conclusione. Questo vale anche per 1a e 2a: in un mondo in cui non si possa essere contrari agli israeliani e ai palestinesi simultaneamente, in cui davvero tutti gli artisti rock fossero drogati, le conclusioni dei due ragionamenti sarebbero perfettamente accettabili. Il secondo aspetto della validità e dunque così definibile:in un ragionamento valido, se le premesse sono vere, deve essere vera anche la conclusione.
Questo requisito si dice validità semantica, ossia conservazione della verità del nel passaggio dalle premesse alla conclusione.”

Cosa possiamo concludere dalla lettura di questo brano? Provate a vedere un ragionamento come una formula matematica con delle variabili. Se le variabili (le premesse o comunque i contenuti delle vostre affermazioni) vengono sostituite da valori non corretti, il risultato della formula sarà chiaramente errato, pur restando la stessa corretta.
Se invece, ad esser mal strutturata è proprio la formula (l’ossatura del mio ragionamento) qualunque informazione io vi processi, genererà necessariamente uno strafalcione.
Aldilà delle definizioni tecniche e delle mie incaute semplificazioni (l’implicazione materiale fornisce risultati meno ovvi), ciò che conta capire, in questo caso, è che quando si analizza un certo ragionamento si dovranno sempre tener ben distinti i contenuti dello stesso dalla forma con cui vengono espressi.
Il nostro interlocutore potrebbe utilizzare una logica correttissima, ma magari effettua deduzioni con premesse tutt’altro che certe; oppure si serve di argomenti fallaci ed in quel caso, di qualsiasi cosa parli, sbagliera’ sempre.
Il secondo caso è quello più insidioso e frequente e perciò credo sia quello che merita la maggior considerazione.

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