Ignoratio Elenchi

Definizione tratta da Wikipedia:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ignoratio_elenchi

L’ignoratio elenchi (conosciuta anche come conclusione irrilevante) è quel particolare tipo di fallacia che consiste nel presentare un argomento di per sé valido, ma fuori tema (cioè a sostegno di qualcosa di diverso da ciò che originariamente si cercava di dimostrare). L’espressione “ignoratio elenchi” può essere approssimativamente tradotta con “ignoranza della questione”, o “dell’argomentazione.

Ebbene, ora che si è fornita una definizione sufficiente, passiamo ad analizzare più nello specifico il nostro oggetto di interesse.
Partendo dall’ennesima discussione, sorta in coda ad un post nel quale un tizio si sfogava (in modo poco oxfordiano invero) contro chi, non accettando la sua avversione per gay e stranieri, gli dava del fascista. Sosteneva che i suoi critici avrebbero affibbiato tale aggettivo, in maniera sistematica, a chiunque non la pensasse come loro, limitandone così la libertà di espressione. Ne deriviamo perciò, che il tema principale della discussione fosse ‘la libertà di parola’ e i diversi modi con cui tale idea viene declinata (a seconda degli interessi).

Tra i vari interventi che ne son scaturiti, la maggior parte dei quali assai poco interessante, eccone uno che vale davvero la pena evidenziare (gli errori grammaticali sono suoi):

TIZIO: “Uno Stato totalitario e Nazionalista è Nazional Fascista,non ci sono altre definizioni.Come la Rivoluzione del proletariato al Governo è totalitario.
La Democrazia è quando tutte le filosofie politico sociali vengano rappresentate in Parlamento e i cittadini scelgono a chi dare preferenza.”

In seguito un altro utente gli ha contestato il riferimento alle dittature e al comunismo, qualificandolo come fuori luogo. La risposta è stata la seguente:

TIZIO: “Non ho detto assolutamente questo,ho voluto paragonare due regimi totalitari ed antidemocratici alla nostra Democrazia.
Non faccio demagogia becera era solo una constatazione storica di filosofie politiche . Visto che i fascisti gli abbiamo già provati in Italia ,come in Cile ,Grecia e così via e abbiamo visto,recentemente la fine della Unione Sovietica mi ritengo un uomo fortunato perchè posso dialogare con te senza la paura dei Servizi segreti.”

Tutto ok? Ma anche no!
Ignoriamo lo spessore di un simile contraddittorio (vi risparmio gli altri interventi).Tralasciamo le nostre opinioni personali su discriminazione, fascismo e comunismo. Non sono importanti ai fini di ciò che vogliamo dire. Poco conta che l’intervento di Tizio, estrapolato dalla discussione, abbia pure una sua ragionevolezza. Quello che più ci interessa, dell’argomentazione di Tizio, è la palese ed assai frequente infrazione di una delle regole base per una buona conversazione: rimanere sul pezzo.
Sarà per quel tragico 47% di analfabetismo funzionale o per la smodata confusione che la comunicazione digitale produce nei cervelli umani, fatto sta che ormai riuscire a non far deragliare una conversazione qualunque è diventata impresa titanica.
Non che Tizio abbia detto una cosa sbagliata di per sé (sempre di libertà di parola si tratta): il problema è che le sue argomentazioni non c’entrano niente con l’oggetto della discussione, che non è ‘libertà di parola nei regimi totalitari’ bensì ‘la libertà di parola deve avere dei limiti? Quali?’.
La fallacia della ignoratio elenchi consiste quindi nella scorretta inserzione di un argomento, all’interno di un discorso più ampio, che non trova giustificazione alcuna nelle argomentazioni che lo precedono.
Solitamente ciò è dovuto alla volontà di aggiungere, surrettiziamente, qualche posizione personalmente sostenuta ma del tutto avulsa dal contesto: nell’esempio riportato probabilmente,Tizio ci teneva a far sapere che secondo lui il comunismo reale ha rappresentato una realtà equiparabile al fascismo (affermazione in sé tutt’altro che assurda). Peccato che non fosse quello l’oggetto del discorso!
Va precisato, inoltre, che la ignoratio elenchi non deve essere confusa con la fallacia di definizione (già vista): nella seconda l’errore deriva ma una mancata, o ambigua, definizione dei termini utilizzati, mentre per la prima si tratta di interi argomenti, di per sé anche validi, ma del tutto fuori contesto.

Questa fallacia è tanto comune quanto facile da individuare e smontare, per fortuna. Preoccupa semmai la facilità con cui, in una discussione iniziata per parlare di A, subentrino rapidamente argomenti che trattano di M o di Q. Riuscire a seguire il filo di un discorso, in mezzo ad una simile anarchia, pare a volte impossibile.
È essenziale perciò (lo ripeterò fino alla nausea) che ci si adoperi fin da subito per far si che la situazione non degeneri, bloccando sul nascere qualunque deviazione dal binario principale della discussione.

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