L’argomento del minotauro o anche dell’essenzialismo psicologico

Rammentate il mito del Minotauro, la mostruosa creatura per metà uomo e per metà toro[1]? Lo sciagurato Asterione, poi ucciso da Teseo, doveva la propria deformità all’abominevole congiunzione carnale tra la madre Pasifae ed un toro (vendetta di Poseidone contro Minosse). Il monstrum, in questo caso, palesa un peccato di fondo, la hybris di aver unito due cose essenzialmente incompatibili. E il peccato non può generare che oscenità e disgrazie (i sacrifici annuali nel labirinto di Cnosso, ad esempio).

Rammentare questa vicenda mitologica mi serve per inquadrare una delle posizioni tipiche dell’anti OGM, una di quelle davvero difficili da sradicare. Discutendo di ogm, infatti, risulta evidente che molti dei detrattori delle tecnologie OGM trovano particolarmente indigesta l’idea di questo tipo di approccio (ed in particolar modo la transgenesi) essenzialmente per due motivi:

X) un’operazione artificiale sovrascrive su di una naturale;

Y) vengono forzosamente mescolati elementi essenzialmente eterogenei tra loro.

Come andremo a vedere, questi due punti sono i pilastri su cui si regge la più comune pregiudiziale nei confronti degli ogm e che io ho ribattezzato col nome di ‘argomento del minotauro’.
Per quanto riguarda la (X), abbiamo già abbozzato una definizione, di cosa voglia dire ‘ricorso alla natura’ e di quanto sua errata la contrapposizione (illogica) tra le seguenti coppie: ‘artificiale – cattivo’ e ‘naturale – buono’ [2].
Spostandosi invece su (Y), possiamo innanzitutto trovare, dentro a tale argomento, due sotto proposizioni così definibili:

Ya) ogni essere vivente è definito e distinto dagli altri in base alla propria essenza;
Yb) ogni parte di un essere vivente condivide le proprietà espresse dalla sua totalità.

Ragionando in senso generale possiamo chiederci cosa dimostri (Y): innanzitutto, direi, una certa ignoranza dei principi base della genetica e dell’evoluzione, ma soprattutto un pericoloso pregiudizio che potremmo definire, in maniera tecnica, ‘essenzialista’.

Questa posizione viene esaustivamente spiegata anche da G. Vallortigara nell’articolo intitolato ‘Unico e originale: l’essenzialismo psicologico e le due culture’ (qui ripreso da una pagina di Pikaia) [3]:

“[…] l’essenzialismo è la tendenza a pensare agli animali, alle piante, alle persone e ad altre categorie sociali nei termini di “essenze nascoste”. L’essenzialismo è l’idea per cui certe categorie di cose (le donne, le lucertole, le razze, i quadri di Gauguin…) posseggono una loro natura interna, un’essenza per l’appunto, che definisce la loro identità e spiega le somiglianze tra i membri della stessa categoria”.

Secondo Stefaan Blancke, invece, ricercatore dell’università di Gand, in Belgio, che ha pubblicato su Scientific American, ‘l’essenzialismo psicologico’ si definisce così:

“Si tratta di un meccanismo naturale tipico del nostro modo di elaborare le informazioni che ci spinge a identificare cose o persone con un’essenza sottostante che le influenza in maniera irrimediabile. Il meccanismo dell’essenzialismo psicologico è conosciuto molto bene dagli studiosi del genocidio. Nella Germania degli anni Trenta gli ebrei erano identificati con l’essenza della malignità e dell’odio nei confronti della Germania. Non c’era bisogno di prove o argomentazioni per giustificare le accuse nei loro confronti: il solo fatto di essere ebrei li identificava con l’essenza che all’epoca buona parte dei tedeschi pensava che li connotasse.
Un esempio più innocuo di questo meccanismo è quello delle aste dei vestiti degli attori famosi che se non sono stati lavati di solito vengono pagati molto di più. Il motivo, secondo diversi psicologici, è che il nostro cervello non può fare a meno di pensare che in questo modo una parte maggiore dell’essenza del nostro idolo sia rimasta “attaccata” al vestito e quindi ne aumenti il valore.
Come si applica questo meccanismo agli OGM? Secondo Blancke tutto nasce dal DNA, che nella percezione popolare altro non è che l’essenza di una pianta, di un animale o di un essere umano. Gli OGM sono esseri viventi il cui codice genetico è stato alterato in laboratorio per produrre effetti desiderabili. Nella visione “essenzialista” degli OGM, una pianta nel cui codice genetico è stato inserito un pezzo di DNA di un pesce ha assunto in parte l’essenza di un pesce.
Questo è il motivo per cui un numero straordinariamente alto di persone crede che i pomodori OGM sappiano di pesce (ed è il motivo per cui la bufala della fragola-pesce continua ad avere uno straordinario successo). Secondo Blancke non è affatto un caso se l’ostilità dell’opinione pubblica è superiore agli OGM transgenici (quando il trasferimento di DNA avviene tra due specie diverse) rispetto agli OGM cisgenici (il trasferimento avviene tra esemplari della stessa specie), malgrado la differenza non abbia niente a che fare con gli effetti in termini di maggiore o minore qualità o sicurezza.”[4]

Inoltre:

“Come già suggerito da Vallortigara, questa nostra tendenza innata a costruire categorie può influenzare anche la percezione degli OGM perché “l’idea dell’essenzialismo psicologico è che i membri di una categoria siano tali perché condividono una qualche proprietà interna invisibile, l’essenza, che definisce la categoria stessa. I cani hanno una loro ‘caninità’ e i gatti una loro ‘gattinità’ nascosta, che è ciò che li rende diversi tra loro. Così, lo scambio di geni viene avvertito come una modificazione delle essenze degli organismi e, comprensibilmente, le persone ne sono turbate”.

Premetto, senza entrare troppo nel merito, che l’essenzialismo in biologia è stato ormai abbandonato da tempo e ormai persiste in ambito scientifico solo come fastidioso (e pericoloso) tic. Perciò non ci intratterremo particolarmente su questo punto; basti sapere questo: non c’è alcuna essenza del cane dentro al cane e non esiste alcun Iperuranio celeste dove trovare l’idea perfetta del cane. [5]
Tornando invece al nostro tema, possiamo quindi asserire che nella sciagurata leggenda metropolitana della fragola-pesce, secondo i vari ‘puristi’, l’abominio risiederebbe nella fusione di geni che in sé possiederebbero, in qualche modo misterioso, le proprietà della ‘pesciosita’ e della ‘fragolosita’. Il singolo gene del pesce, secondo loro, sarebbe di proprietà esclusiva ed essenziale del pesce. Di conseguenza, l’atto di mescolare geni di specie differenti viene letta come un’abominevole forzatura, una hybris appunto contro l’ordine naturale delle cose. Proprio come accade con Pasifae ed il toro: dalla congiunzione blasfema di due essenze incompatibili non può derivare altro che una mostruosità, segno inequivocabile dell’ira divina per una simile violazione dell’ordine ‘naturale’.
In realtà, ovviamente, chi compie questo ragionamento, in realtà, sta semplicemente subendo la pregiudiziale tendenza del nostro cervello a ragionare per categorie, attribuendo però alle stesse una realtà che non possiedono davvero.

A questo punto, però, sorge un’ulteriore domanda:

“Ma perché siamo essenzialisti se questo può portare a difficoltà nelle interpretazione di alcuni processi? Grazie a questo modo di procedere, il nostro cervello può raggruppare tra di loro oggetti simili e fare ipotesi su come potrebbero essere oggetti sconosciuti, ma che noi riusciamo a ricondurre a categorie che già abbiamo creato. Sulla base dell’esistenza di funghi velenosi, possiamo quindi stabilire che un nuovo fungo, mai visto prima e d’aspetto insolito, potrebbe essere velenoso. In questo caso l’essenzialismo potrebbe aiutarci suggerendoci di non alimentarci con il primo alimento trovato salvandoci da un possibile avvelenamento.

Quegli stessi meccanismi che Girotto, Pievani e Vallortigara hanno descritto alla base della difficoltà di fare propria la teoria dell’evoluzione (legate alla tendenza a cercare un progetto, una causa prima, un fine in tutto ciò che ci circonda) sono indicati da Stefaan Blancke come coinvolti anche nel regolare la nostra percezione degli OGM. In particolare, ad essere coinvolti sarebbero il pensiero teleologico e quello intenzionale.

[…] il pensiero teleologico nasce sostanzialmente dalla domanda “a che cosa serve?”. Questa domande è di fondamentale importanza in quanto interrogarsi sulla funzione di un oggetto ci aiuta a formulare ipotesi sulle sue proprietà e sul suo comportamento futuro. Il pensiero intenzionale invece è strettamente legato alla tendenza umana a ragionare in termini di intenzioni e scopi. Queste due forme di pensiero deriverebbero da una proprietà intrinseca della mente umana, evolutasi in un ambiente in cui ragionare in termini di scopi e intenzioni risultava altamente adattivo.

Perché questi automatismi ci renderebbero ostici gli OGM? La risposta è legata al fatto che siamo tendenzialmente portati a pensare che la natura si basi su un precostituito e stabile equilibrio in cui tutto quello che esiste, è presente per svolgere un dato scopo. Il nostro “intuito” ci suggerisce quindi che l’introduzione di OGM potrebbe andare a perturbare l’armonia dell’ambiente che ci circonda con conseguenze imprevedibili anche sulla nostra vita. Gli OGM quindi ci turbano perché non li percepiamo come parte della natura perché sono “non naturali”.”[6]

Se asserire (Ya) ci conduce ad una fallacia essenzialista, l’errore espresso con (Yb) è ancora più evidente e si tratta di una questione che abbiamo già trattato. Questo tipo di deduzione, ovvero pensare che i geni del pesce possiedano le stesse caratteristiche del pesce (in quanto ne costituiscono l’essenza), ci riporta dritti alla fallacia di divisione [7]: come abbiamo visto, non è possibile attribuire, in maniera necessaria, una proprietà dell’insieme alle singole parti componenti.
Pur ammettendo l’esistenza di proprietà specificamente attribuibili ad un certo individuo, non possiamo dedurre che anche le singole parti dello stesso (ed in particolar modo i geni), possiedano quelle stesse proprietà. In una battuta: i geni del pesce non puzzano di pesce.

Come ben sintetizzato da Dario Bressanini, in un suo post dedicato alla campagna terroristica di Greenpeace contro gli ogm [6]:

“Perché ho definito “finto-scientifico” il messaggio di Greenpeace? Perché ipotizza una sorta di compartimenti stagni tra esseri viventi. Parla di “gene del pesce” contrapposti al “gene del pomodoro”, come se ci fosse una sorta di etichetta “100% animale” su ognuno delle svariate decine di migliaia di geni presenti. Ci si dimentica che il codice genetico è universale, e tutti gli organismi viventi hanno tantissimi geni in comune. A rigore non ha senso parlare di “geni del pomodoro” o “geni del pesce”. Il DNA di tutte le specie viventi è composto dalle stesse molecole e funziona più o meno nella stessa maniera. Forse saprete che tra il DNA umano e quello di uno scimpanzé c’è solo il 2% di differenza. Ma anche specie molto diverse contengono geni simili o uguali: condividiamo il 60% dei geni della mosca della frutta, la Drosophila, il 75% del DNA del verme nematode, il 90% del topo e un rispettabile 30% del comune lievito. Siamo forse per il 30% lievito o per il 90% topi? Vedete come in realtà abbia poco senso parlare di gene “del pomodoro”. E’ più scientificamente corretto dire che esistono dei geni che, assemblati in un genoma, vanno a costituire di volta in volta, il pollo, il lievito, il pomodoro e l’uomo.
[…]
Ed è ovvio che un pomodoro non si accoppierebbe mai con un pesce! Ma neanche voi siete il risultato di un accoppiamento tra esseri umani e mosche, eppure ne condividete il 60% dei geni! Ma l’intento dell’accostamento è volutamente quello di far pensare a qualcosa di mostruoso, come nel film “La mosca”.”

Adesso è chiaro perché, chi sostiene l’argomento del minotauro, incorre in una credenza infondata ai limiti della superstizione. Il vuoto lasciato dall’ignoranza delle regole minime della biologia e della genetica (mica serve la laurea per saper queste cose, eh!) viene colmato, come spesso accade, da un costrutto irrazionale fondato su due pregiudizi tanto solidi quanto irreali.
Senza contare che queste ‘fantasie’ sembrano provenire da un altro mondo in quanto, nel nostro reale, l’idea stessa di paragonare la variazione e la mescolanza genetica (casuale o manipolata) ad un atto blasfemo, suona clamorosamente ridicola.
Perché? Perché OGNI cosa vivente al mondo è frutto di varie permutazioni genetiche, ognuna con la propria storia e la gestione razionale di questi processi, al fine di ottenerne vantaggi, è praticata dall’uomo fin dall’alba dei tempi (anche prima che nascesse la Monsanto). Ma a questo verranno dedicati altri interventi in futuro.

Riferimenti:

[1] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Minotauro

[2] https://plus.google.com/+IlPiccoloMetafisico/posts/CU5jFaqgrky

[3] http://pikaia.eu/evoluti-per-diffidare-la-percezione-degli-ogm-al-vaglio-del-senso-comune/ ; oppure con link diretto al seguente indirizzo: http://www.consiglio.regione.toscana.it:8085/news-ed-eventi/pianeta-galileo/atti/2009/40_vallortigara.pdf

[4] Ripreso dal seguente articolo de Ilpost:http://www.ilpost.it/2015/08/23/critiche-ogm/

[5] Un riassunto sulla definizione di essenzialismo in ambito biologico e sul suo superamento grazie al buon Darwin:
http://davideandriolo.altervista.org/Web5D/Chimica%20Biologia%20e%20Scienze%20della%20Terra/essenzialismo.htm

[6] Sempre tratto da: http://pikaia.eu/evoluti-per-diffidare-la-percezione-degli-ogm-al-vaglio-del-senso-comune/

[7]https://plus.google.com/+IlPiccoloMetafisico/posts/ZwmmuMtVHLs

[8] http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/09/13/logm-che-non-e-mai-esistito/

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