I pesticidi

Buona parte di tutte le (accese) discussioni sul web, pare nascere già viziata in partenza a causa di un’errata, o capziosa, definizione dei termini utilizzati.
Spesso, rispetto alla dichiarazione originale, si assiste ad uno ‘slittamento’ di significato talmente ampio da stravolgere completamente quello originario. A volte, invece, ci si trova di fronte a neologismi del tutto artefatti che, visti in controluce, evidenziano il proprio ‘scheletro’ ideologico.
Per tentare di rimettere una discussione, apparentemente compromessa da simili adulterazioni, sui giusti binari, si deve tornare un po’ indietro, fino a punto in cui è stata operata la manomissione (o creazione). E una volta lì, correggerla.
Iniziamo con un termine estremamente utilizzato, pur essendo sostanzialmente scorretto: pesticidi .
Riporto, a tal proposito, una parte di un articolo di A. Pascale su ‘IlPost’ relativo proprio all’uso dei termini in campo agronomico [1]:

“È tutto lì il problema: le parole. Nella società evoluta che immagino io non si parla più, tutto è fondato sulla triade: vedo, intuisco, agisco. Naturalmente (nella società evoluta) lo sguardo è complesso, l’intuito profondo e l’agire coraggioso. Noi parliamo parliamo. Ma che parliamo a fare? Senza considerare che scienze cognitive hanno mostrano che cadiamo in fallace argomentative. Di continuo. Spesso proprio a cause delle parole. Le conseguenze sono serie.
Perciò, stai con gli amici, che si fa che non si fa? e andiamo a mangiare, in un buon ristorante (mi raccomando) e quale si sceglie? Ristorante biologico. La parola no, biologico. Già così parte la fallacia argomentativa, se coltivi senza pesticidi, erbicidi e concimi chimici tutto è più buono. Pure più etico. Ora, già la parola pesticida ti induce a cadere in una fallacia argomentativa. Si chiamano agrofarmaci, prodotti fitosanitari. Pesticida è una cattiva traduzione dall’inglese . Pest è la peste, ossia, l’insetto o il patogeno che attacca, il pesticida è la soluzione. O no? Senza pesticida gli insetti banchettano. Ma per quale motivo esistono certi insetti o certi patogeni? Per attaccare le piante. Esistono per caso insetti che sanno leggere? Che vedono il campo biologico certificato da innumerevoli enti di certificazione e si passano la voce: no, dai, non attacchiamo questo campo: è biologico, sono etici, dai andiamo su quegli altri. Parole, parole, fallacie argomentative.
Ma i nostri pesticidi sono biologici. Naturali, non chimici. Prendi il rame per esempio, energia vitale. Così dicono. Energia vitale, ossia parole, parole. Cioè il contadino trova nel suo campo un blocco di rame (un blocco argilloso di energia vitale) e lo usa contro i patogeni? Ma come ragioniamo? Ma chi lo fa questo rame? Leggi una semplice garzantina (chimica) e che ti trovi: la produzione del rame prevede varie fasi di lavorazione e un notevole dispendio di energia. Biologico o no, naturale o meno, sempre un’industria chimica fa il rame. Capita che a vendere l’agrofarmaco naturale ammesso dal disciplinare del biologico, siano le stesse multinazionali che ti vendono il pesticida cattivo di sintesi. E poi il rame lascia un sacco di residui nel terreno. Oppure, tanto per dirne una, tra gli agrofarmaci ammessi all’agricoltura biologica c’è il rotenone. Sono o non sono un ispettore agrario? lavoro sì o no al MIPAF da 22 anni e giro, da 22 anni per le campagne del nostro bellissimo e desolato paese, per stimare i danni prodotti dalle calamità naturali? Ebbene, mi è capitato molte volte di sorprendere contadini biologici che usavano il rotenone. Tutto legale, però della pericolosità del rotenone si può sapere qualcosa con una semplice operazione: digitare, appunto, la parola rotenone su un qualsiasi motore di ricerca su lavori scientifici – una volta mentre esaminavo una frana, vidi un agricoltore che irrorava un frutteto biologico (un pescheto, cultivar Big top). Spruzzava enormi nuvole di rotenone. Me ne fuggii spaventato, mi impauriva di più il fitofarmaco naturale e biologico che la frana. Insomma, a parte i residui del rotenone, non vogliamo la chimica e gli insetti si mangiano i prodotti, come dire, li feriscono, e su queste ferite arrivano i funghi, i funghi rilasciano delle micotossine e queste ti intossicano.”

Perciò, oltre ad essere un termine creato ad hoc per mettere in cattiva luce gli strumenti dell’agricoltura standard, il termine ‘pesticida’ viene artatamente contrapposto a ‘biologico’, che dovrebbe rappresentare il membro buono della dicotomia. Forse a causa di quel prefisso (cosa può esserci di sbagliato nella ‘vita’?), forse per l’inevitabile mitologia della ‘Natura benigna’, fatto sta che il bio è divenuto ormai una veta e propria categoria dello spirito.
Ovviamente, come in tutte le mode, la componente sostanziale si rivela, ad un’attenta analisi, estremamente scarsa. Ma a corroborare quest’ultima tesi, con solide argomentazioni, ci penserà il prossimo post.

[1] http://www.ilpost.it/antoniopascale/2011/12/05/magia-e-depressione/

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