L’insostenibile leggerezza del…Falso Sbufalatore!

Il termine ‘bufala’ [1], ormai consueto sul web, viene generalmente accostato a certe categorie di argomenti ben determinate (medicina, complotti, pseudoscienza ecc) ed implica, di frequente, il contrapporsi di due categorie di personaggi: l’alternativo (colui che è a favore della tesi sospetta) e lo sbufalatore (colui che vuole smontarla).
Di solito il secondo assume il ruolo di anti complottista o di nemico delle pseudoscienze, e si propone di smontare, con varie argomentazioni, la tesi alternativa. In questo si distingue dal semplice opinionista che, legittimamente, si limita a fornire il proprio parere sostenendo che, ad esempio, a lui piace la carne rossa e che del terrorismo vegano se ne frega a prescindere.

Ora, appurato che fare lo sbufalatore non è un mestiere e che non esiste un albo specifico, capita in certi casi di assistere a sbufalamenti effettuati adoperando metodologie simili a quelle di chi le bufale le diffonde. Andiamo di seguito ad elencare alcuni punti che squalificano l’operato di un debunker rendendolo un falso sbufalatore (FS).

Con quali prove?
Come si può pretendere di smentire complottisti, animalisti & c. utilizzando armi spuntate? Un complottista sostiene posizioni errate perché brancola nel regno dell’opinione o della falsa credenza. In entrambi i casi bisogna sgretolare il suo muro di pseudo ragioni con qualcosa di più della retorica. Se vuoi smentire la presunta superiorità della dieta vegana, dovrai dimostrarlo: un’opinione non potrà mai vincere un’altra opinione.
Il FS non sente la necessità di ricercare dati validi a suo favore e si limita, eventualmente, ad inserire qualche link senza averne controllato prima la validità o la coerenza col proprio discorso.

Aristotele o Vannoni?
Ok, nessuno pretende che si passino le notti su Pubmed o Lancet, ma discettare sulla cancerogenità della carne citando un sito di campeggiatori, di certo non conferisce molta credibilità. Senza dover ricorrere al principio di autorità (tipico degli alternativi), bisogna saper comunque distinguere tra una buona fonte ed una scadente. Il FS inserisce link a testate giornalistiche o ad altri blog come si trattasse di fonti autorevoli. Il ‘Sole24ore’ parla male della dieta vegana? Allora dev’essere proprio così (ovviamente sono ironico)!
Il problema è il seguente: se chi citi, a sua volta, non fa riferimento ad alcuna fonte valida, allora siamo sempre al solito punto: zero. L’autorevolezza mon basta: quel che serve, in questi casi, è un efficace fact checking. Nel dubbio, meglio evitare.
Oltre a questo va detto che, se per rafforzare la propria tesi, si ricorre a ‘colpi bassi’ come riportare notizie di dubbia origine o di taglio scandalistico, allora vuol dire che da sbufalatori si è divenuti dei bufalari!

Occhio al bias!
Vera dannazione di chiunque voglia affrontare un discorso razionale, non è possibile sperare che un semplice debunker possa sfuggire del tutto alle sue insidie. Anche qui, però, ci sono dei limiti: non è possibile considerare solo i dati a proprio favore, obliterando completamente quelli avversi. È chiaro che se si vuol smontare una certa teoria si prevederà di dare un taglio ben preciso al proprio discorso, ma questo non autorizza ad ignorare le informazioni contrarie. Se si ha un atteggiamento logicamente (ed intellettualmente) corretto, non si potranno accettare cattive argomentazioni o prove fasulle solo per il fatto che avallano la propria tesi.

Il bue che dice all’asino cornuto
Il FS compie, in genere, un errore inverso a quello visto per la fallacia fallace. È convinto che il contenuto di cui si fa portavoce, abbia un valore intrinseco tale da non necessitare il rispetto delle regolette sopra esposte. Si fisserà piuttosto a cercar di scovare, nel ragionamento avversario, delle fallacie comuni (ad personam, reductio ad Hitlerum ecc) per tentare di dar scacco matto, finendo così per perdere il vero filo del discorso.
Peggio ancora poi, potrebbe trovarsi rinfacciare ad altri l’utilizzo di fallacie proprio quando sono i suoi, di articoli, a diventare un compendio di errori e scorrettezze. Ricordate l’evangelica parabola della pagliuzza e della trave?

Sintetizzando quanto scritto fin qui, risulta che il problema centrale del FS consiste fondamentalmente nell’assenza di metodo, problema che finisce per compromettere la sua attività di debunker, facendolo spesso passare dalla parte del nemico.

P.S.: probabilmente ho dimenticato di citare qualche altra regola (magari pure più importante di quelle elencate), perciò si prenda questo breve elenco per ciò che è, con tutti i suoi limiti.

Note:

[1] http://unaparolaalgiorno.it/significato/B/bufala

Per approfondire:

http://scetticismometodologico.altervista.org/essere-critici-nellera-dellinformazione/

http://www.chiedileprove.it

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