La fallacia del falso problema

Ogni qualvolta si deve trattare un argomento ‘caldo’, può capitare di trovarsi a leggere scambi di questo tipo:

A: “bisogna vaccinarsi per sicurezza individuale e collettiva”
B: “si, ma i vaccini comportano rischi di reazioni avverse, a volte anche gravi e non si può garantire la sicurezza completa”.

Oppure affermazioni simili:

C: “la sperimentazione animale spesso fallisce, perciò è obsoleta”.

Ho preso solo due esempi tra i molti possibili. Il contenuto di simili interventi può essere così riassunto:

X comporta una certa quantità Y di fallimenti, perciò è giusto rinunciare ad X.

A legger simili proposizioni può legittimamente venir il dubbio: “ma esiste davvero un problema con i vaccini o con la sperimentazione animale?”
Quando si deve esprimere una qualche seria valutazione, qualitativa o quantitativa, su un certo argomento, è buon uso crearsi prima un serio sistema di valutazione. In termini generici, si tratta di fissare delle regole e dei criteri che ci permettano distinguere, per quanto possibile, tra buone soluzioni e cattive soluzioni.

Fissando un ipotetico limite teorico, tutto ciò che lo supererà potrà essere considerato come dannoso o comunque sconveniente; viceversa, se si resterà al di sotto, sarà inutile sollevare obiezioni. Si potranno discutere le procedure di analisi (e per farlo occorreranno fondate ragioni), ma una volta che si son condivise certe regole non è possibile rifiutare un giudizio. Nel caso dei vaccini, a dare una valutazione, saranno gli organi preposti attraverso dati epidemiologici e metodologie statistiche ormai rodate.

Perciò, per poter definire ‘dannose’ o ‘sconvenienti’ le vaccinazioni non sarà sufficiente asserire, genericamente, che esistono alcunieffetti collaterali: è risaputo, dato che é un farmaco, che ci possano essere dei problemi, ma i numeri ci permettono di affermare che il bilancio tra svantaggi e vantaggi è ampiamente positivo. Poco senso ha riferirsi vagamente a conseguenze e controindicazioni che non diano rette da solidi dati: il nostro sistema di valutazione cambia giudizio solo in presenza di studi convincenti. Perciò, fino a prova contraria, quello delle vaccinazioni è un falso problema.
Dicono che la SA ha una percentuale di successi troppo risicata? Ok, ma le metodologie alternative che bilancio forniscono? Sono preferibili pochi successi o nessun successo? Anche qui ci troviamo di fronte ad un falso problema.
Ovviamente quanto detto puo’ valere per un gran numero di argomenti e fino a prova contraria.

Un interlocutore che ragiona come sopra, ricorre a mani basse allafallacia del falso problema: basandosi su aspetti parziali, estrapolando cifre dal contesto ed aumentando forzosamente l’importanza di certi fattori a scapito di altri, si riesce a mutare di segno ad un certo argomento. Così l’antivaccinista, ad esempio, accresce a dismisura l’importanza dei ridotti casi avversi, obliando del tutto le cifre che ne attestano l’importanza.

L’errata valutazione dipende, spesso, dalla presenza di un potenteframe pregiudiziale nell’individuo, cosa che comporta tutta una serie di distorsioni nel giudizio finale.
Chi ricorre a tale argomento fallace, si guarda bene dal citare numeri e ricerche (a meno che non confermino il suo assunto di partenza), perché questo metterebbe in pericolo la stabilità del frame.
Protocolli e metodologie rigorose (= scientifiche) servono proprio a potersi difendere dalle deformazioni della realtà che i nostri pregiudizi individuali ci portano a fare.
Problemi posti con le modalità degli esempi citati non hanno alcuna consistenza reale: si rileva una complicazione che in realtà non esiste.

Il miglior rimedio contro la fallacia del falso problema sarà, perciò, proprio quello di far riferimento al sistema di valutazione specifico per l’argomento in oggetto: quell’insieme di regole e dati che ci permettono di affermare che i vaccini funzionano, che la SA funziona ecc.

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