Complottismo, logica e pupazzi rosa

Rammento ancora, con onesto imbarazzo, i pomeriggi d’infanzia trascorsi in compagnia di Bonolis e del pupazzo Uan, tra gag improbabili ed irrinunciabili tormentoni. Uno di questi vedeva il malandrino rosa turlupinare il povero (si fa per dire) presentatore con il seguente inganno:

<<Facciamo a testa o croce: testa vinco io, croce perdi tu.>>

Ovviamente il malcapitato non poteva che soccombere di fronte a cotanto paradosso logico, che ovviamente non mancò di impressionare la mia giovanile memoria.
Tutta questa (inutile) introduzione tanto per dire che, negli ultimi tempi, mi è spesso accaduto di conversare con persone che, a un certo punto della discussione, cadevano in questa improponibile forma di ragionamento circolare.
Indipendentemente dall’argomento trattato, il discorso prendeva più o meno questa forma (prendo ad esempio un dialogo tra un grillino e un elettore di altro tipo):

A sostiene: I sindaci Grillini stanno facendo un buon lavoro;

B replica: veramente tutte le fonti di informazione asseriscono che non è proprio così che stanno le cose;

A controreplica: tutte le fonti di informazione dipendono dai poteri forti e perciò non sono affidabili.

Inappuntabile, no? Se le notizie riportano che i sindaci grillini han fatto bene allora tutto a posto; se invece li criticano in qualche modo, esse divengono immediatamente inaffidabili. Ne consegue che per un grillino, i propri sindaci faranno sempre e comunque un buon lavoro (anche se magari non è vero).
Lo stesso procedimento viene applicato assai spesso da svariate tipologie di opinionista ‘alternativo’: se una fonte ratifica la sua tesi preconcetta allora la stessa viene ritenuta valida, mentre in caso contrario scatta la condanna dietrologica.
Perciò, se citiamo delle ricerche che dimostrano l’inefficacia dell’omeopatia, ci verrà di certo risposto che Big Pharma tarocca la ricerca per i suoi scopi. Se si confutano invece le tesi di Vannoni con i referti alla mano, ci risponderanno che i medici coinvolti hanno loschi interessi. E così via.

Diciamo che in questo caso la tesi ‘alternativa’ può effettivamente assumere solo due valori di verità: ‘vero’ oppure ‘non è vero che non è vero’. Questo spericolato utilizzo della doppia negazione altro non è che una elementare variante del classico bias di selezione, vero mustnegli ambienti complottisti di ogni specie. Purtroppo per loro, però, il risultato di cotanta genialità altro non sarà che un’affermazione non falsificabile e perciò priva di senso.

Ogniqualvolta ci si trovi di fronte ad una simile argomentazione si dovrà evidenziare la scorrettezza al nostro interlocutore, magari ricordandogli che con un simile ragionamento è di sicuro impossibile aver torto. Peccato però che la possibilità di ‘avere torto’ sia, guarda caso, uno dei requisiti essenziali per una discussione razionale(senza contare che si può incorrere nella medesima critica). Altrimenti si sta solo cercando di fare i furbetti: proprio come accade nell’inganno del perfido Uan.

Ma quella, chiaramente, è la battuta di un pupazzo impagliato, mentre da un individuo senziente ci si aspetterebbe qualcosina di più.

Piccolo Metafisico

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