L’argomento del mazzo di chiavi

State tornando a casa ed è notte fonda, magari avete fatto bisboccia, tirate fuori le chiavi ma, dannazione, al buio son tutte identiche. Desiderosi unicamente del water e del vostro letto, iniziate un estenuante balletto fronte serratura, rigirandovi tra le mani il misterioso mazzo come si sgrana un rosario ed attendendovi in cambio altrettanta divina indulgenza.

Se applichiamo questa comune esperienza ai nostri temi abitiuali, vediamo come ci sia una corrispondenza tra quanto detto sopra ed una comune abitudine di complottisti e fans delle pseudoscienze.
In effetti, se affrontando una qualsivoglia tesi controversa, questa finirà per esser confutata, probabilmente il nostro interlocutore reagirà estraendo dal cilindro una nuova argomentazione e se pure questa verrà smentita, passerà ad una terza e così via fino allo sfinimento (nostro).

In linea teorica non c’è alcun problema a portare più argomenti a favore di una medesima tesi, allungando anche notevolmente la discussione. Altro discorso quando, davanti alla smentita di un proprio argomento, si reagisce semplicemente affastellando ragionamenti su ragionamenti, nella speranza di pescare quello buono o anche solo per non dover accettare il torto.
Tutto ciò ricorda, in effetti, quando siamo presi dal disappunto nello sfogliare il nostro mazzo di chiavi quasi fosse una margherita.

In queste situazioni, usualmente, vengono commesse sostanzialmente due tipologie di scorrettezze. Analizzeremo adesso la prima.

L’infrazione gerarchica: senza addentrarci troppo nei meandri dell’epistemologia moderna, ormai sappiamo che non tutti gli esperimenti son capaci di falsificare una certa teoria, bensì ne serve uno ‘decisivo’. Non tutte le componenti di una teoria sono cioè equiparabili per importanza e perciò un’eventuale smentita di una parte decisiva della teoria ne comporta giocoforza la decadenza. [1]
Facendo un paragone, possiamo dire che trattando una teoria, o una qualunque altra posizione concettuale, come si trattasse di un edificio, risulterà chiaro che al suo interno vi saranno strutture normali e strutture portanti. Le fragilità del primo tipo non comprometteranno necessariamente la solidità dell’edificio, come accadrebbe invece per il secondo tipo.
Identicamente, affrontando un certo tema, non tutti gli argomenti a favore o contro avranno lo stesso peso o la stessa posizione nell’economia complessiva del discorso.

Per esempio: se mi viene dimostrato che in un preparato omeopatico non vi è alcun principio attivo (o niente in generale), non ha senso poi aggiungere la questione di come faccia allora a funzionare anche sugli animali (cosa peraltro falsa). Oppure, se un animalista ammette che non esistono al momento metodi alternativi alla SA, che senso ha per lui spostare il discorso sulla scarsa sovrapponibilità tra il modello umano e quello animale?

Schematizzando in maniera estrema: se Tizio ha la credenza A, che si basa principalmente sul concetto X e, secondariamente sui corollari Y e Z, qualora dovessero essere queste ultime due a perire, la sopravvivenza di A non sarà ancora minacciata. Diversamente accadrebbe nel caso in cui ad essere falsificata fosse X: a quel punto Tizio dovrebbe necessariamente ammettere di essere in possesso di una credenza A errata.

In conclusione: successivamente alla confutazione di un nostro argomento a favore di una certa tesi, sarà possibile portare altre prove solo se l’argomento precedentemente abbattuto non risulta decisivo per la mia teoria. In tal caso non rimane altra scelta che cercare di ‘smentire la smentita’ oppure prendersela in saccoccia.

Al prossimo appuntamento ci rivolgeremo verso l’altra tipologia di scorrettezza tipica di chi utilizza la tecnica del ‘mazzo di chiavi’: quella di pertinenza.

Note :

[1] Ovviamente si tratta di una grossolana semplificazione, di un tema decisamente più ampio, effettuata a solo scopo esemplificativo.

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