Adatto o adattabile?

Tra le citazioni più gettonate del web, sarà di certo capitato di imbattervi pure in questa [1]:

Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento.

Queste parole (peraltro mai profferite realmente dal buon Darwin) ci conducono ad uno dei tanti fraintendimenti della teoria dell’evoluzione. Dato che, nel merito, tantissime sarebbero le cose da dire, mi limiterò ad evidenziare la svista più grave evidenziata da quel periodo, ovvero la confusione tra gli aggettivi ‘adatto’ ed ‘adattabile’.

Nello stesso articolo da cui ho preso la citazione l’autrice aggiunge che:

[…] A noi che non siamo biologi, e che la biologia la conosciamo anche poco, quella frase piace tanto perché se sostituiamo la parola specie con persona (che è molto più semplice da capire) ci torna un sacco. Almeno a una lettura superficiale, perché poi che cosa è l’intelligenza (tra noi uomini) se non la capacità di adattarsi (alle situazioni umane)? [2]

Silvia Bencivelli coglie esattamente il punto: oltre al sostituire ‘specie’ con ‘persona’ (o ‘soggetto’), viene utilizzato il termine ‘adattabile’ alludendo alla possibilità di raggiungere la fitness necessaria alla sopravvivenza grazie ad una qualche forma di elasticità (di che tipo poi?). Concetto che già di per sé comporta il travisamento totale del fondamento evoluzionista.

Vagando un po’ per la rete, in effetti, si nota che in moltissimi siti (soprattutto quelli a psicologico) spopola questa massima quale sintesi dell’importanza che dovrebbe avere la mente in un supposto adattamento ad una variazione ambientale.

Schematizziamo ora le pecche di questa ardita analogia:

1) Si fraintende (come spesso accade) il senso del termine ‘adattamento’ nello stesso mondo in cui si fraintende ‘evoluzione’,facendoli erroneamente coincidere con un sottinteso ‘miglioramento’. Non è la sede qui per spiegare dove stia l’inghippo, ma è evidente a chi conosce un po’ di neodarwinismo che nel processo evolutivo possa esserci al limite un aumento della complessità, ma che questo non autorizza affatto ad inferire che vi sia una qualche forma di perfezionamento. Il concetto di ‘fine’ o telos[3], è totalmente alieno alla costruzione teorica darwiniana.

2) Viene posta un’assurda analogia tra processi biologici e processi psicologici: in molti credono, pur senza alcuna base, che il piano culturale, psicologico, sociale ecc, possa essere letto e spiegato tramite le nozioni tipiche del darwinismo. Locuzioni quali ‘crescita individuale’, ‘evoluzione personale’ o ‘sviluppo della personalità’, possono sembrare sottintendere all’esistenza di processi di adattamento e selezione simili a quelli spiegati dall’evoluzionismo. Superare un problema personale o reagire ad un trauma sono eventi che si riferiscono esplicitamente ad una qualche forma di reazione attiva (volontaria) ad un cambiamento, idea che trova però non trova riscontro nella teoria darwiniana.
il piano culturale e psicologico, in tutti i suoi vari aspetti, può essere accostato a quello biologico solo tramite un’analogia poco appropriata.

3) L’accostamento incauto tra ‘adatto’ ed ‘adattabile’ risente inoltre, in qualche modo, della comune incapacità di pensare a Darwin senza parlare di Lamarck [4]. Nello scambio tra i due termini c’è una evidente confusione in chi crede che un individuo possa sviluppare un qualche carattere (che possa compensare una difficoltà ambientale) tramite l’utilizzo di un certo organo, arto o facoltà intellettiva che dir si voglia. L’adattamento, perlomeno in senso darwiniano, non prevede alcun processo di trasformazione ‘mirata’ e progressiva in relazione all’ambiente (tralascio volontariamente il discorso sull’epigenetica che ci porterebbe troppo lontano e poco serve al discorso in oggetto) [5]. Men che meno avrebbe senso abbinare a tale processo adattativo una qualche forma di ‘volontarietà’, un impulso a giungere ad un qualche obiettivo che, abbiamo già visto, poco c’entra con la teoria evoluzionista.

Quanto detto riassume alcuni degli errori più evidenti in chi genera falsi parallelismi tra l’evoluzione psicologica e quella biologica, partendo da un ambiguo (e frainteso) significato della locuzione ‘adattamento all’ambiente’. Completa il quadro la forzata analogia tra individuo e specie, quasi che le due categorie fossero completamente sovrapponibili. Nella citazione viene giustamente indicato che non sono la forza e neppure l’intelligenza a determinare la sopravvivenza o meno della specie, salvo poi cadere nell’errore di pensare che l’adattamento/adattabilità possa essere ritenuto al pari di una facoltà o di un’abilità che l’individuo possieda, o possa sviluppare, per fronteggiare i cambiamenti.

Ma così non è.

Note:

[1] http://www.silviabencivelli.it/2012/08/20/darwin-non-lha-mai-detto-storia-di-una-bufala-con-morale/#comment-106115

[2] Idem

[3] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Teleologia

[4] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Lamarckismo

[5] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Epigenetica

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