La cultura Mainstream

Mainstream è un termine inglese entrato nel vocabolario italiano che significa letteralmente “corrente principale” e di conseguenza “tendenza dominante” “opinione corrente”.
In italiano si definisce mainstream ciò che è piuttosto convenzionale o “di massa”.

Il termine è molto utilizzato nel campo dell’arte, della musica e del cinema, con significato spesso dispregiativo per definire quegli artisti o quei film tipicamente di tendenza, quindi non culturalmente elevati.” [1]

Mainstream è uno tra i vari, tremendi anglicismi che ormai spopolano nella Neolingua dei complottisti & dei vari gruppi alternativi. Ne abbiamo sopra una definizione da dizionario: spesso però tra il significato ufficiale di un termine, e quello assegnatogli nell’uso corrente, può anche crearsi una notevole discrepanza; perciò potremmo domandarci cosa il complottista medio intenda davvero con questo lemma.

Egli identifica con mainstream, innanzitutto, una forma di pensiero dominante, inteso chiaramente in senso dispregiativo. Un’impostazione che riguarderebbe vari aspetti del sociale, ma in particolar modo quello dell’informazione e della cultura.
E quali caratteristiche avrebbe mai, secondo il complottista, il tipico prodotto mainstream? Proviamo a schematizzare:

1) innanzitutto si tratta di un qualcosa appositamente creato per la ‘massa’ (anche qui intesa chiaramente in maniera dispregiativa), un prodotto che privilegi la quantità invece che la qualità. In tal senso il complottista dà per assodato che un prodotto o un’informazione di qualità non possa per definizione appartenere ad un’ampia platea;

2) Il prodotto mainstream corrisponde ad una precisa intenzione sottostante: viene ideato con l’intento palese di abbindolare, dissimulare, in una parola ‘addormentare’ i cervelli e le coscienze. Le ragioni alla base, ovviamente, sarebbero sempre le stesse (potere, denaro, controllo ecc).

Provando ad analizzare sommariamente i due punti possiamo asserire che, riguardo a (1), la posizione complottista risulta quantomeno paradossale. Come evidenziato da Francesco Linguiti in un articolo su Stradeonline [2], per il complottista medio, l’equazione che permette la certificazione di un’informazione è proprio quella ‘massa di dati = credibilità’. Ricollegandosi al punto (2), abbiamo che il complottista ricusa il concetto di ‘autorità’ ad ogni livello, in quanto generalmente sospetta proprio dal punto di vista delle intenzioni.
Come visto già, in effetti, ciò che preme al complottista, nel valutare un’informazione, non è tanto accertare il suo valore di verità (come sarebbe ragionevole pensare), bensì appurare quale sia la sua intenzione. Così, insieme al concetto di autorità, il complottista si perde per strada pure quello di certificazione standard, ovvero tutte quelle regole e metodologie utili ad avvalorare o meno le informazioni e le conoscenze.

Com’è possibile valutare perciò una notizia o una ricerca? In che modo stabilire se una fonte è affidabile o meno? L’esempio ci arriva dai vari movimenti e blog alternativi che spuntano come funghi sul web: se le informazioni generalmente validate provengono da una fonte sospetta, non resterà che cercare più in basso il criterio di valutazione. Nel caso del web, ad esempio, sarà quello ‘plebiscitario’, un meta criterio che parrebbe rispettare in maniera piena le istanze di democrazia totale che simili movimenti richiedono. Ogni individuo viene così assimilato in una specie di Leviatano dove ogni parte è identica all’altra, un monolite neutro ed impersonale che dovrebbe garantire una superiore e disinteressata saggezza.

In realtà la posizione descritta pare ottenere risultati ben diversi da quelli desiderati:

A) azzerare la gerarchia di qualifiche adibite al controllo delle informazioni e delle conoscenze, sostituendola con un criterio numerico ‘massa di dati = credibilità’, più che ad una vera democratizzazione delle stesse conduce ad un inevitabile appiattimento che impedisce di distinguere contenuti di valore da quelli che invece non ne posseggono;

B) paradossalmente, il complottista vuole porsi aldifuori delmainstream e dei suoi prodotti, proponendo una cultura altrettanto massificata ed appiattita, oltre che elitaria tanto quanto quella che vuol combattere. In poche parole: per combattere il potere dellelobby e della loro informazione di massa, finiscono per comportarsi anch’essi da élite propugnando una cultura basata essenzialmente sul numero (= massa).
A tutto ciò si aggiunge un’ulteriore aggravante: il fatto di perdersi per strada, in quest’opera di controinformazione, tutto ciò che risulta legato alla scienza ed al suo mondo, in quanto anch’essa prodotto del ‘Sistema’.

I risultati evidenti della neonata controcultura, antitesi supposta del pensiero e delle ‘conoscenze ufficiali’ (mainstream), sono più che contraddittori e lasciano intravedere, dietro un velo di retorica prematuramente logoro, tutto il vuoto di ragioni e idee che il complottismo genera nei suoi followers.

I due suddetti punti saranno comunque oggetto di futuri approfondimenti.

Note :

[ 1] http://www.sapere.it/sapere/strumenti/domande-risposte/di-tutto-un-po/significato-mainstream.html

[2] http://www.stradeonline.it/38-numeri/2015/luglio-agosto-2015/1262-viralita-non-e-verita-le-ragioni-non-banali-di-eco-sui-pericoli-della-rete

Immagine: http://it.dreamstime.com/fotografia-stock-unione-della-gente-davanti-alla-massa-t-di-piombo-image7326490

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