La sfida del secolo: Buono Vs Sano!

È buono o è sano? Ormai è questa l’annoso questione che tormenta milioni di fauci in preda ad angosciose crisi gastro-esistenziali.
Quale perverso moto evolutivo ci ha condotti a questa tragica ed insanabile dicotomia, degno del più celebre paradosso del mentitore di Epimenide [1]? Proviamo a fare qualche passo indietro.

Un tempo remoto, prima di ingurgitare alcunché, cercavamo preventivamente una risposta ad un’unica, fondamentale questione: è commestibile o no? Mi riempirà lo stomaco o mi ucciderà?
Che la bacca o il cosciotto crudo fossero più o meno saporiti era questione oziosa: l’importante era mettere qualcosa nella pancia sperando che non si trattasse di un boccone fatale.
Con il trascorrere dei secoli ed il conseguente progredire delle capacità di foraggiamento nelle sempre più complesse società umane, il cibo cessa progressivamente di essere puro sostentamento per cominciare a rivestire anche un ruolo culturale sempre più variegato e complesso.

In particolare si è finiti con l’evidenziare anche il lato conviviale ed edonista degli alimenti ed a curarne la preparazione sia dal punto di vista del gusto che da quello estetico. In poche parole, si era scoperto che mangiare poteva essere anche un piacere oltre che un obbligo biologico.

Per lungo tempo si è perciò andati avanti con questa semplice dicotomia alimentare: si mangiava per diletto (chi poteva permetterselo) o per sopravvivere.

Chiaramente di acqua sotto i ponti ne è passata in quantità, abbastanza direi da riuscire ad mutare un habitus che pareva inattaccabile, portandoci verso un nuovo finalismo applicato all’alimentazione e cioè la salute!

Nella vastissima platea di fedeli a questa nuova idea del cibo credo si possano determinare essenzialmente due livelli, definendoli in base allo scopo che si prefiggono nel seguire una certa dieta:

mangiare per fugare il Male: l’idea di partenza, in questo caso, è che la prevenzione di ogni malanno possa cominciare a tavola. Convinzione di per sé ricca di ottime ragioni ed argomenti, quantomeno finché si resta entro certi limiti. Limiti che però vengono perlopiù oltrepassati in questi casi.

Si bandiscono costata e filetto berciando che sono cancerogeni e poi si scopre che con la carne il rischio assoluto di sviluppare il cancro al colon cresce di un misero 1% [2]. E gli esempi di simili esagerazioni potrebbero moltiplicarsi in maniera geometrica.

Il passo che conduce dalla prevenzione ad un’illusoria fissazione è molto breve: £si distorcono le cifre a piacimento, ci si farcisce di dati e storielle prese chissà dove sul web, si annaspa in mezzo a studi mal interpretati o del tutto travisati* [3]. Si deborda da un atteggiamento ragionevole nei confronti del cibo nel momento stesso in cui, insieme all’amata rosetta iniziamo a masticare pure dei bei bocconi di irrazionale.

Se aggiungiamo poi alla ricetta pure una spruzzata di afflato mistico e di intransigenza ideologica…voilà! Ecco che ci ritroviamo bello e pronto un “crociato della dieta” (sostituire a piacere con vegano, alcalinista ecc) col suo nuovo Culto del Cibo Salvifico (CCS).

A questo livello di cottura l’individuo mantiene ancora una parvenza di relazione cognitiva equilibrata col mondo, ma già in lui inizia a far capolino qua e là l’abbozzo di nuova cosmologia, ovvero come esso stia iniziando a ripensare se stesso e l’Universo partendo dal proprio duodeno.

Digestione lenta e stitichezza non sono più argomenti da rifuggire con imbarazzati rossori, tutt’altro. L’apparato digerente, dalla punta dello stomaco giù giù fino all’ultimo tratto dell’intestino, rappresenta la nuova soap di cui tutti dobbiamo abbozzare una seppur minima conoscenza. La tavola è il nuovo porticato sotto il quale nuove mandrie di gastro-filosofi disquisiscono dell’ultimo grido in fatto di metafisica dei radicali liberi.

Va anche detto che a questo livello si è già creata una discrepanza escatologica tra cibi puri e impuri: questi secondi rappresentano la nuova categoria della hybris alimentare, il nuovo paradigma del peccato previsto dal CCS.

Neppure si deve tralasciare il fatto che per evitare problemi, oltre che alla qualità delle calorie sarebbe saggio, in genere, controllarne la quantità.
Ed anche questo è un segno ben preciso: ciò che mangiamo cessa di essere unicamente materia (oggetto di studio) ed inizia a caricarsi dimana, con di una sorta di aura positiva o negativa a seconda dei casi [4].

Non può esserci scienza di un argomento che è strettamente dominio della Saggezza Naturale (qualunque cosa sia). Perché la Natura (benigna), se trattata come dovuto, ci fornisce già di per sé tutti gli strumenti per giungere ad una sorta di immortalità.
La Natura, resa soggetto intenzionale, quasi fosse una divinità benevola, pone i propri doni benefici negli alimenti, ma solo per chi ha la giusta disposizione nei confronti del suo ordine perfetto.

Può essere tollerata l’intromissione del metodo scientifico, ma solo in funzione di conferma di ciò che già è chiaro a priori per il fedele. E se i freddi dati non concordano col celeste ordine alimentare o hanno l’ardire di far resistenza ad una santa “rieducazione”, che medici e biologi vengano discreditati come tirapiedi al soldo di minacciose multinazionali!

Questo tipo di atteggiamento spalanca le porte alla seconda, inquietante categoria, ovvero:

mangiare per sconfiggere il Male: a questo punto la metamorfosi è completa e Dente di Fata può trasformarsi nel Dragone Rosso [5].
Adesso l’ingurgitare ed il tracannare non sono più meri atti difensivi contro il decadimento biologico, bensì vere e proprie aggressioni in punta di forchetta.
Oltre a prevenire ogni tipo di malanno, il CSC ci dice che il cibo può anche guarire da quasi tutte le patologie: lo stomaco diviene perciò il nuovo organo divino, come l’ipofisi cartesiana [6]. Partendo da basi come queste diventa lecito pensare che niente ci è più precluso se si è venuti a parte dell’esoterica arte delle diete miracolose.

Abbiamo ormai guadato il fiume: il cibo cessa di essere un argomento da gestire pragmaticamente da un lato (alimentazione come branca della medicina e oggetto di rigoroso studio) o faceto dall’altro (elemento di aggregazione, fonte di ironie varie ecc) per divenire materia di culto, argomento su cui non si deve andar leggeri perché dal buon uso di quest’arte dipende l’immortalità delle nostre carni (il resto sarà già scaduto, immagino). Ma non basta.

Il “crociato” non può limitare le sue mire salvifiche al cucinotto di casa: egli ormai pensa in grande!
Il vegano o l’alcalinista si pone, modestamente, al centro di un epocale cambiamento per tutto il mondo: essi, con la loro essenziale alterità alimentare, marcano il più radicale dissenso nei confronti del famigerato “Sistema”, entità tanto tentacolare quanto fumosa, figlia del Mercato e della “connaturata malvagità umana”, causa diretta di ogni problema sulla terra (fisico e psicologico).

Il cibo non è più solo alimento, bensì una vera e propria manifestazione di una Volontà benigna superiore, il Bene platonico nascosto dentro ad una confezione di tofu.

In sintesi: lasciatoci alle spalle (si spera) il tempo del mangiare-per-sopravvivere, si è venuta a creare una dicotomia tra la ricerca del godimento e quella della salute che, pur partendo da basi chiaramente condivisibili, ha finito per deragliare conducendo molta gente verso il CCS.

In questo post, chiaramente, non si intende affermare che una corretta alimentazione non sia fondamentale per il mantenimento di un buono stato di salute. Tutt’altro.
Ciò che si intende qui stigmatizzare è l’inquietante cambio di atteggiamento verso una componente determinante della nostra vita quotidiana che ha finito per produrre le conseguenze fin qui mostrate.

Non è più possibile, in molti ambienti, parlare di cibo anche come mero godimento e questo pur restando entro i termini di un’alimentazione sostanzialmente corretta.
Avendo costruito sul cibo una tale religione salvifica, era prevedibile che presto o tardi si sarebbe finiti pure col moralizzarlo. Di conseguenza, anche il solo alludere ad alimenti come la carne o il formaggio ad esempio, cibi classicamente impuri per molti adepti, o riferirsi al piacere di bere un bicchiere di vino, risultano ai loro occhi delle blasfeme assurdità.

Aggiungiamo poi che se ogni culto pretende dai fedeli importanti rinunce, è pur vero che si devono mettere in preventivo anche certe immancabili tentazioni. Rinunciare a carne e formaggi, ad esempio, può essere davvero arduo pur trattandosi di un sacrificio fatto in vista la salvezza propria e quella del pianeta (perlomeno dal loro punto di vista).

Per risolvere simili dilemmi l’adepto può ricorrere anche in questo caso a qualche forzatura: si creano miti, spesso infondati, sulle proprietà benefiche di certi alimenti anche grazie alla onnipresente benevolenza dei media. Così si spiegano, ad esempio, le miracolose proprietà anti – tutto attribuite al vino, ininfluenti se pensiamo che si tratta pur sempre di un alcolico e che perciò richiede una particolare attenzione [7].
Oppure, fatto ancor più raggelante, c’è il neonato mercato deisuccedanei, imitazioni ortodosse di cibi altrimenti impuri (hamburger di soia o cappuccino senza latte ecc).

Il quadro che ne risulta è insomma quello in di un lascivo, quanto aberrante, abbandono ad un’irragionevole irrazionalità.

Che dal lento sgretolamento dell’idea di Dio sia derivato un vuoto talmente insopportabile da dover essere assolutamente riempito con una qualsivoglia apparenza di controllo sulle nostre vite? Forse che l’allungamento della vita e il miglioramento del benessere abbiano in proporzione accresciuto a dismisura la paura della Morte?

Una simile rigidità nel discriminare il buono rispetto al cattivo, che contraddistingue in genere certi monoteismo, viene perciò traslata dagli altari direttamente sulle nostre tavole.

L’attraente estremismo invocato da un simile atteggiamento facilita il ricorso ad ogni tipo di fallacia o argomento comunque distorto. Un classico esempio è quello della “falsa dicotomia” [8], per la quale ogni critica alla presunta dieta salvifica viene derubricata sempre con uscite del tipo “è forse meglio allora avere bambini ed adulti obesi?”, come se l’unica alternativa alla dieta salvifica fosse il dissennato strafogamento.

Completamente inutile, in simili casi, riferirsi all’esistenza del concetto di misura anche tra i non credenti o provare a spiegare come spesso entro queste ideologie i numeri e le statistiche citate siamo di frequente fraintese o distorte.
All’interno del culto non è previsto il concetto di equilibrio e ragionevolezza: sarebbe come chiedere ad un cristiano ortodosso di non credere troppo ciecamente in Dio.

In un ambito in cui la visione del mondo viene cucita a forza di credenze e farcita di cattivi ragionamenti, il passo a precipitare nel complottismo e nelle pseudoscienze è breve e fioccano infatti un po’ ovunque le connessioni tra categorie apparentemente prive di qualsivoglia connessione.

Questo nuovo culto del cibo, il CCS, è a tutti gli effetti una nuova branca dell’ideologia complottista e pseudoscientifica.

Il risultato di tutto ciò è che per l’individuo comune ormai è diventato rischioso provare ad esprimere il proprio godimento (seppur moderato) nel mangiarsi un panino con la mortadella con una birra ghiacciata.
Quel panino, ci dicono, ha provocato dolore e sofferenza e ci porterà altrettanto orrore, a noi ed al mondo intero. Quanto sangue gronda da quella rosea mortadella? Quanti nitriti e nitrati contiene? Quanto arricchisce le multinazionali?
Non ci è più possibile ammettere candidamente, pena la decapitazione morale (e forse fisica in futuro), che semplicemente ci piace mangiare questo o bere quello (ripeto, pur senza alludere all’abuso). *Il cibo deve essere per forza sano ed in funzione di ciò, eventualmente, diventa buono*.

Alla ricerca della salvezza spirituale e gastroduodenale perciò, continuiamo a vivere nel dubbio di come si possa godere nel mantenere una presunta purezza del proprio corpo mentre il cervello se ne va inevitabilmente a rotoli.

● Note:

[1] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Paradosso_del_mentitore

[2] http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/10/28/un-culatello-ci-uccidera-comunicare-il-rischio/

[3] http://italiaxlascienza.it/main/2014/03/tutto-causa-il-cancro-il-bias-dei-capelli-bianchi/

[4] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Mana

[5] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Manhunter_-_Frammenti_di_un_omicidio

[6] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ipofisi

[7] http://www.olioofficina.it/saperi/salute/cibo-e-antiossidanti-cosa-c-e-di-vero.htm

[8] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Falsa_dicotomia

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...