Apprendisti Stregoni e Parole Magiche: ovvero sull’uso inappropriato di termini e concetti

Ora come ora, l’unica cosa che di certo non si potrà negare, è il continuo profluvio di parole che intasa quotidianamente i nostri poveri cervelli già stremati da molteplici dolori esistenziali.
Già la saggezza degli antichi ci metteva in guardia contro squilibri ed eccessi nelle dosi in qualunque campo; se poi è anche la qualità della materia prima a far difetto…beh, a quel punto non resta che ammettere che la frittata è bella che fatta.

Ci siamo già dilungati più volte, con alterne fortune, sul tema delle regole necessarie per costruire una sana argomentazione perciò in questo post, tanto per non essere ripetitivo, mi occuperò invece di una delle piaghe che maggiormente affliggono ormai da tempo la comunicazione sui media.

In particolare mi concentrerò su quello che definisco di solito, forse con eccessiva fantasia, come un uso magico delle parole.
Ecco una sintetica definizione da dizionario del termine ‘magia’:

Magia: In antropologia, il complesso di credenze nella possibilità di dominare forze naturali o soprannaturali per scopi ritenuti utili, o anche per recare danno, con riti o manipolazioni (donde il termine fattura), da parte di un mago o fattucchiere, il quale sarebbe in grado di produrre o impedire un particolare evento. [1]

Se ne può dedurre che l’atto magico è quello che permette di agire sulla realtà tramite mezzi incomprensibili per il soggetto, magiciappunto.
Ora penserete: cosa diamine c’entra tutto ciò con l’argomento oggetto del post?

Ormai è inveterata abitudine servirsi di termini e concetti in maniera del tutto inappropriata rispetto al senso complessivo del discorso: fisica quantistica, analfabetismo funzionale, meme ecc sono solo alcuni dei must che ormai spuntano come funghi tra le righe dei post nei social e nei vari blog.
Chi cade in questa pacchiana, quanto comune abitudine (lo chiameremo per semplicità Apprendista Stregone), commette sostanzialmente due tipi di errore:

1) di significato: banalmente non ha la più pallida idea di cosa sta dicendo ma non ne disdegna comunque la menzione;

2) di contesto: magari ne comprende anche in parte il significato, ma la utilizza comunque a sproposito rispetto al contesto del discorso.

Incorrendo in uno (o entrambi) di questi errori, un parlante finisce per fraintendere il senso che l’uso delle parole dovrebbe comunemente avere: l’essere componenti atomiche di una struttura più complessa ed articolata che è appunto il linguaggio (e per esteso il discorso).
Il nostro Apprendista Stregone si troverà perciò nella stessa condizione di un selvaggio che utilizzasse il calcio di un fucile per abbattere una preda invece che sparargli (che vorrebbe dire utilizzare correttamente lo strumento).
Se equipariamo una parola o un concetto ad uno strumento, esso presenterà certe caratteristiche che lo rendono utile ad un certo scopo. Se non si rispettano tali specifiche finiremo per utilizzare lo strumento in maniera non ortodossa e sarà perciò impossibile ottenere il risultato desiderato.

Una componente essenziale della parola è proprio il suo significato e le relazioni che esso intrattiene con gli altri elementi del linguaggio e della cultura che lo accoglie. Servirsi di un termine senza conoscerlo davvero, facendone un uso irrazionale, vuol dire utilizzarlo in modo magico.
La magia in effetti, per come è nota a tutti, condivide con il linguaggio magico proprio l’approccio irrazionale e privo di regole (in questo caso riferite al discorso). Si pronunciano formule esotiche per ottenere un certo effetto senza averne davvero compreso il significato, rivolgendosi in un certo senso, solo alla loro esteriorità, al suono che producono.
Come già accennato altrove, ciò accade soprattutto in contesti ove regni una essenziale assenza di metodo razionale nella comunicazione. La mancanza di un metodo logico non vuol dire però assenza di metodo in senso assoluto. Perciò, a quale insieme di regole farà ricorso il nostro Apprendista birichino?

Ci potrebbe tornare utile la seguente definizione di un termine spesso utilizzato nel campo della storia delle religioni, ovvero quello di mana:

ManaTermine diffuso in molte lingue austronesiane della Melanesia e della Polinesia, con il significato generale di «forza sovrannaturale», «potere spirituale», «efficacia simbolica». [2]

Chi ragiona e comunica ignorando le basilari norme della logica argomentativa, finisce per ricorrere ad un suo succedaneo, una sorta di pensiero intuitivo ed ipersemplificato che alla forza del ragionamento razionale oppone una sorta di animismo primitivo quale metro di valutazione delle proprie conoscenze.
Come avviene in certe culture tribali, persone e cose sarebbero in possesso di questa misteriosa energia che ne determinerebbe il potere d’azione nel mondo reale. Lo stregone, una vera e propria autorità nel complesso sociale del villaggio, è in possesso di un’elevata quantità di ‘energia’, mentre gli oggetti ricchi di manaverranno ritenuti assai potenti. [3]

Trasponendo questo primitivo sistema di valutazione al nostro discorso, possiamo dire che l’Apprendista Stregone ricorre precisamente a questa logica primitiva: il suo mondo sarà popolato di Autorità, personaggi cioè ricchi di mana, che si presenteranno sotto forma di guru, politici, ideologi ecc, spiegando a tutti quali sono le parole potenti o quali sono invece quelle impure.
In tal modo sarà facile vedergli mescolare allegramente termini realmente esistenti (fisica quantistica) con locuzioni tanto esotiche quanto fantasiose (energia psichica), mentre investirà alcune definizioni di valori miracolosi (come le staminali di Vannoni) bollandone invece altre come immonde (chemioterapia per esempio). Il discorso potrebbe estendersi pure al di fuori del campo della comunicazione, come nel caso delle pseudoscienze, ma per adesso non entreremo nel merito di un discorso assai più ampio ed articolato.

In questo sistema linguistico tribale, a decidere dell’uso ed il valore di una parola o di un concetto sarà un complesso formato dallo stregone e dal suo gruppo sociale. Non sarà più la conoscenza metodica (come la fisica o la medicina ad esempio) a guidare il linguaggio o il ragionamento dell’individuo, bensì una logica primitiva ed irrazionale che non discrimina più le parole in base alla conoscenza scientifica.
Ciò che conta per l’Apprendista Stregone infatti, come detto, non è tanto il significato del termine, quanto il suo valore estrinseco, deciso dall’autorità o dal gruppo insomma. Con il proliferare di mode e tendenze legate al concetto di gruppo, movimento, popolo ecc, era inevitabile attendersi un impatto anche dal punto di vista del linguaggio.

Questo ci fa capire come sia possibile trovare ad ogni passo qualcuno che tira in ballo la fisica quantistica per giustificare l’effetto miracoloso di una certa cura oppure che dà dell’analfabeta funzionale a qualcuno senza aver ben capito il reale senso della locuzione utilizzata.
A chi ricorre a quest’uso scorretto dello strumento linguistico potrà accadere di trasformarsi nel celebre piccione scacchista [4] o, pure peggio, di divenire lui stesso strumento del linguaggio.

Proprio a quest’ultima situazione sarà dedicato il prossimo post.

Note:

[1] http://www.treccani.it/vocabolario/magia/

[2] http://www.treccani.it/enciclopedia/mana/

[3] Mi rendo conto che si tratta di una grossolana semplificazione, ma è funzionale alla comprensione del discorso. Non me ne vogliano gli esperti di Antropologia e di Storia delle Religioni.

[4]https://plus.google.com/+IlPiccoloMetafisico/posts/ALa8NYe1ymH

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