Il flebile ruggito del “Leone Codardo”

Ultimamente mi sono trovato ad assistere a diversi scambi di opinioni in cui veniva proposto un argomento di questo tipo:

“quando parlo negativamente degli appartenenti alla categoria X (riempite a piacere) non intendo in realtà tutti gli X (come sembrerebbe), bensì gli Y (sottogruppo negativamente connotato di X).”

Un esempio classico di tale schema può essere il seguente:

“Certo che è proprio impossibile lavorare con i meridionali!”

“Non starai esagerando? Perché generalizzare così?”

“Non fraintendermi, io mi riferivo solo ai fannulloni.”

Certamente la forma generale di questo discorso vi suonerà assai familiare. Di primo acchito, peraltro, ricorda da vicino un’argomentazione fallace che abbiamo già incrociato tempo addietro, ovvero l’Uomo di Latta [1]:

<<Uno dei più recenti progressi nella moderna costruzione di nuovi modi per avere torto facendo finta di essere nel giusto è l’uomo di latta […]

L’uomo di paglia è un’argomentazione terribile che nessuno ha mai avuto intenzione di sostenere, che viene inventata soltanto perché l’altra parte abbia qualcosa di semplice da sconfiggere. L’uomo di latta è un’argomentazione terribile che è sostenuta solo da un numero non rappresentativo di persone, che viene tirata in ballo di modo che la controparte abbia qualcosa di semplice da sconfiggere.

[…] L’uomo di latta sposta il centro delle categorie, il che lo rende molto più pernicioso del comune spaventapasseri di Oz.

Facciamo due secondi di psicologia spicciola senza alcun riferimento bibliografico: la gente pensa per categorie, e le categorie a cui pensa hanno membri centrali e non centrali. Se io ti dico “ Pensa ad un colore”, è più facile che la prima cosa che ti venga in mente sia il rosso che il malva o il terra di Siena; se ti dico “fammi un esempio di un uccello” è più facile che tu mi dica rondine che struzzo, e se ti chiedo farmi un esempio di animale, dirai cane e gatto ben prima di Drosophila melanogaster, al punto che ci sono studi che mostrano che per la maggior parte della gente non considera gli insetti tra gli animali.Se vivessimo in un mondo popolato interamente da struzzi, emù, cassowary, kakapi e kiwi, improvvisamente lo struzzo sembrerebbe un membro centrale della categoria “uccelli”, e la rondine una strana creatura esotica.

Se non sto dicendo cazzate, dovrebbe essere un concetto fortemente collegato al più famoso “availability bias” [2].>>

Sì tratta evidentemente di una fallacia estremamente utilizzata in qualunque discussione (universitaria o da bar), ma in questo post se ne vuol evidenziare una insidiosa variante.
Per non interrompere la serie di analogie narrative legate a “Il Mago di Oz”, dopo il più celebre Uomo di Paglia e il succitato Uomo di Latta, il nuovo personaggio che intendo introdurre seguendo il nostro sentiero di mattoni gialli sarà, inevitabilmente, il Leone Codardo.

Prima però di entrare nel vivo del discorso, servirà dotarsi di un paio di uggiose definizioni tecniche (prometto di non essrr troppo noioso).
I due concetti che voglio introdurre sono quelli di intensione ed estensione[3]:

<< Intensione: in logica matematica, nella teoria del significato, indica quanto espresso, o connotato (da cui anche l’uso del sinonimo connotazione), da un segno (nome, predicato, enunciato), in contrapposizione a quanto viene da esso denotato (estensione). Nel caso di un nome, l’intensione è data dal concetto individuale oggettivamente inteso.

Estensione: l’estensione indica, nell’ambito della teoria del significato, quanto viene denotato da un segno, in contrapposizione a quanto viene da esso espresso (intensione). L’estensione o denotazione di un termine è cioè l’oggetto che ha come nome il termine stesso. Per esempio, l’estensione del nome proprio “Cesare” è l’individuo Cesare in carne e ossa, mentre “il vincitore di Vercingetorige” è un’intensione o connotazione di esso.>>

Provando a semplificare ancora un po’, in modo da agevolare ulteriormente la comprensione di quanto detto, potremmo affermare che l’intensione corrisponde alla definizione mentre l’estensione al numero di oggetti esistenti che corrispondono ad essa. Facendo un esempio: l’intensione del termine “cane” comprenderà tutta una serie di caratteristiche quali, esempio, “quadrupede mammifero che abbaia”.

La teoria degli insiemi prevede peraltro che gli stessi intrattengano tra sé diversi tipi di relazione: una di esse è quella di inclusione.

Tornando al nostro esempio: se volessimo specificare il concetto di “cane randagio” dovremmo modificare la definizione data sopra nella maniera seguente: “quadrupede mammifero che abbaia e che non è addomesticato”.

Con questa caratteristica aggiuntiva, all’interno dell’insieme “cane”, se ne determinerà di conseguenza uno ulteriore denominato come “cane randagio”. Avranno differenti intensioni pur condividendo gli stessi oggetti (tutti gli oggetti di uno faranno parte di quelli dell’altro).

Se chiamiamo “A” l’insieme comprendente tutti i cani esistenti e “B” quello che riguarda il sottoinsieme di tutti i cani randagi, la relazione di inclusione potrà essere rappresentata come si vede in figura.

Dati perciò per assodati tali concetti, vediamo adesso di applicarli alla struttura del ragionamento che si è definito Leone Codardo.

Schematizzando l’esempio con cui abbiamo avviato il post:

– Gli appartenenti all’insieme A (meridionali) possiedono i predicati [P, Q ed R];
– Gli appartenenti al sottoinsieme B di A possiedono [P,Q,R] ed in più S, il predicato che li connota negativamente (fannulloni);
– X critica tutti coloro che possiedono i predicati [P, Q, R] ma all’accusa di generalizzare risponde (mentendo) che in realtà su riferisce agli appartenenti a B, che però son definiti da [P, Q, R, S].

Ovviamente la spiegazione di X non è accettabile e la sua argomentazione è quantomeno capziosa.

Nell’Uomo di Latta, l’errore consisterà perciò proprio nel violare l’estensione dei concetti utilizzati. Definendo tutti gli immigrati come criminali, ad esempio, si attribuirà una o più caratteristiche di un sottoinsieme (intensione = immigrato + delinquente) a tutta la classe (intensione = immigrato). Il risultato sarà che l’estensione di A e B finirà per coincidere senza un vero motivo e di conseguenza immigrati tout court e delinquenti diverranno istantaneamente la stessa cosa.

Dall’estratto letto sopra si evince che l’utilizzatore medio di quest’argomentazione effettua direttamente un’errata generalizzazione, estendendo impropriamente certe caratteristiche di una minoranza direttamente alla totalità di tutto l’insieme.

Una variazione sul tema dell’Uomo di Latta sarà per l’appunto ilLeone Codardo che prevederà, oltre ad una incauta generalizzazione, anche una dissimulazione delle proprie intenzioni nel momento in cui l’autore specifica, come sopra, che la sua critica non riguarda tutti i meridionali bensì solo quelli che non lavorano. In questo modo sembrerebbe essersi tratto d’impaccio dalla potenziale accusa di generalizzatore. Il problema è che spessissimo, in realtà, si tratta per l’appunto solo di apparenza.
Prendiamo ad esempio un’invettiva di un qualche tanghero che odia i cani:

“Ah, io detesto davvero i cani randagi: quando abbaiano sono così fastidiosi!”

In questo caso, pur facendo riferimento in maniera formale ad una sottoclasse, egli finisce in realtà per criticare una caratteristica comune a tutti i cani in generale (manca la clausola ulteriore che qualificherebbe un cane come “randagio”).
Perciò, il nostro interlocutore (un po’ ruffianello ), pur dichiarando di star facendo una critica limitata, nella portata, ad una frazione dell’insieme, in pratica egli estende il suo attacco a tutta la categoria da lui evidentemente avversata.
In termini logici potremo dire che il Leone Codardo, pur sostenendo di rivolgersi al sottoinsieme B, utilizza in realtà l’intensione di A.

La differenza logica tra le due fallacie è la seguente: mentre l’Uomo di Latta basa il suo inganno a livello dell’estensione (attribuisce le caratteristiche del sottoinsieme B agli elementi di A), il Leone Codardo gioca invece sull’intensione (confonde surrettiziamente le definizioni di A e B).

Chiaramente, alle nostre rimostranze,sosterrà di esser stato frainteso ma si deve star attenti a non farsi prendere per il naso: questo modo di esporre un’idea non è niente di più che un sotterfugio per poter applicare inopinatamente il proprio fine e cioè attaccare tutta un categoria attraverso una minoranza.

In effetti può essere un buon modo per prendersela con specifici gruppi etnici o sociali, mascherando la propria invettiva per un’affermazione di banale buon senso ed ha comunque il vantaggio di non essere spudoratamente evidente come l’Uomo di Latta.

Un altro esempio classico di Leone Codardo è rappresentato ad esempio dall’anti intellettualismo: partendo col voler criticare i “professoroni” o “gli spocchiosi intellettualoidi”, qualcuno può approfittarne per screditare in generale l’opinione di chiunque abbia una migliore specializzazione rispetto alla nostra in un certo campo.

Ma questa tecnica ha delle applicazioni anche più insidiose in ottica di influenza sull’opinione pubblica: nelle varie campagne mediatiche rivolte a “orientare” lettori e spettatori spesso si ricorre ad esposizioni che, fornendo risicate delimitazioni (spesso poste in maniera del tutto marginale nel complesso del discorso), mirano in realtà a lanciare accuse in maniera indiretta ad un gruppo o ad un singolo individuo pur non avendo in mano prove reali. Un esempio paradigmatico è costituito dalla “sindrome del penultimo paragrafo”[4].

Chiarisco un dettaglio: quanto detto non significa che in ogni discussione si sia sempre obbligati a delimitare in maniera notarile le categorie di individui o oggetti cui son rivolte le nostre considerazioni. In questo caso ogni discussione diverrebbe immediatamente una pedissequa elencazione di elementi.
Sarà altresì sufficiente ricordare che i giudizi di valore su di una categoria devono sempre essere utilizzati con prudenza e se proprio vi si deve far ricorso, che siano quantomeno ben argomentati e circostanziati. In caso contrario si rischia facilmente di incorrere in un’impropria generalizzazione o di esser tacciati (a ragione) d’esser coversatori disonesti.

Note:

[1] http://prosopopea.com/2014/12/22/la-strada-per-linferno-e-lastricata-di-mattoni-gialli/#more-935

[2] https://en.m.wikipedia.org/wiki/Availability_heuristic

[3] http://www.sapere.it/enciclopedia/estensi%C3%B3ne.html

[4] https://plus.google.com/+IlPiccoloMetafisico/posts/2nLVgjY6z12

 

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