Le condizioni della conoscenza: lepre o coniglio?

Di solito quand’è che pensiamo di aver detto una cosa vera?
Semplice: unanimemente risponderemo che ciò accade quando facciamo un’affermazione che descrive realmente il mondo così come è.
Quindi, se proferisco la seguente affermazione:

<<Fuori sta piovendo>>

Per verificarla sarà sufficiente aprire la finestra e dare un’occhiata: se piove davvero la proposizione sopra citata sarà vera ed io avrò espresso una vera conoscenza del mondo attraverso una procedura sufficientemente affidabile. Vediamo però un caso in cui anche una così semplice operazione può generare risultati ambigui.

Prendiamo ad esempio il Sig. Simplicio, che ha deciso di darsi alle scampagnate e prima di cominciare si compra un bel libro in cui vengono descritte tutti gli animali che vivono nei boschi. In particolare si appassiona al capitolo dedicato alle lepri, solo che è talmente pigro da limitarsi a guardare esclusivamente le figure, pensando che ciò sia sufficiente a fargli comprendere davvero l’argomento. Prende quindi cappello e bastone e si inoltra per i campi, alla ricerca di qualche grazioso leprotto da ammirare.

Giunto di fronte ad un prato scorge, tra l’erba alta, due lunghe orecchie pelose e, cercando di rammentare quanto scritto nel libro, prova ad indovinare di che tipo di animaletto si tratti. Dentro di sé formula perciò la seguente affermazione:

(A) <<In quel prato c’è una lepre>>

Simplicio gongola tra sé soddisfatto, complimentandosi per la propria cultura zoologica; ma se non fosse stato così pigro ed avesse letto accuratamente le descrizioni del libro, avrebbe capito che l’animale intravisto tra la vegetazione non è una lepre bensì un coniglio. Perciò (A) è falsa e Simplicio ha fornito una descrizione errata del mondo. Tutto a posto? Forse no.

In effetti, a pochi metri dal coniglio, nascosta da un grosso sasso, c’è effettivamente una lepre. Adesso come la mettiamo con l’enunciato (A)? Pur se in modo casuale, la proposizione descrive effettivamente lo stato delle cose. Schematizzando possiamo dire che:

1) Simplicio crede che (A);
2) (A) è confermata come vera;
3) perciò Simplicio ha espresso una vera conoscenza di un fatto.

Questo schema somiglia molto a quello che descrive l’iniziale affermazione sulla pioggia. Però dobbiamo ammettere che il risultato prodotto non può esser ritenuto soddisfacente: la verità generata da questo semplice schema non può corrispondere a ciò che chiamiamo una reale conoscenza. In effetti a nessuno di noi verrebbe in mente di dire che Simplicio conosce davvero la differenza tra una lepre ed un coniglio.

Qual è perciò il problema?

Il fatto è che ci dev’essere un qualche collegamento razionale tra le nostre affermazioni e gli oggetti su cui esse vertono, e non è sufficiente la semplice correlazione. Il legame tra la credenza e la realtà non può fermarsi alla corrispondenza e necessita invece di una ratio ulteriore: per poter parlare di verità di una proposizione insomma, serve una giustificazione.

Tale concetto verrà maggiormente sviluppato in un prossimo post.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...