“Però funziona!” (ultima parte)

Nel post precedente abbiamo lasciato in sospeso l’ultimo aspetto utile per distinguere le due diverse accezioni del termine “funzionare”, per come viene inteso dalla scienza ingenua da una parte e per come si declina invece all’interno del metodo scientifico[1].

Eravamo giunti a rinvenire un parallelo nella netta contrapposizione tra la sistematicità del secondo rispetto alla sostanziale approssimazione del primo (almeno da un punto di vista logico) e quella altrettanto lampante che sussiste tra il concetto di verifica e quello di falsificazione.

Il criterio di verifica sembra rappresentare il vero fulcro dei processi di valutazione della scienza ingenua, mentre la falsificazione incarnerebbe, in maniera logicamente compiuta, il vero nucleo del metodo scientifico.
Sempre a livello logico, come detto, se il primo può essere espresso adeguatamente dal modus ponens, il secondo trova la sua rappresentazione schematica nel modus tollens [2].

Come visto nel precedente post, D.Bressanini ha ben esplicitato la differenza tra i due meccanismi e le ragioni per cui il secondo risulti così indigesto per il senso comune [3]. Riportiamo di seguito i punti salienti di questo ragionamento riprendendo un’ulteriore disamina sul tema da italiaxlascienza [4]:

<<[…] Solo il 5% degli studenti scelse la risposta giusta, cioè bisogna sollevare la A e il 7: difatti dietro l’ultima carta, trovando una vocale dimostreremmo che la frase è falsa.

Cioè la falsificheremmo (quindi trovando una consonante saremmo certi che sia vera). Sapere che dietro la A ci sia un numero pari non ci basta a sapere se la frase è vera, perché una vocale potrebbe anche essere dietro il 7.

Questo interessante esperimento (di cui sono state proposte varianti nell’enunciazione con risultati diversi) mostra che pochi pensano a falsificare le affermazioni, ma solo a cercare ciò che le conferma.

[…] Come già detto, molte pseudoscienze e superstizioni sfruttano questa fallacia logica (il “bias della conferma”): per esempio, quando abbiamo preso la pozione miracolosa siamo guariti dal malanno, quindi la pozione funziona; quando indosso la maglietta di Marco Masini perdo a calcetto, quindi Masini porta sfiga.

Allo stesso modo, per esempio, l’omeopatia sembra che funzioni al di là dei placebo perché notiamo solo che guariamo dal raffreddore quando prendiamo la pillolina di zucchero, senza far caso che guariamo lo stesso anche senza prenderla.

Anche la “scienza ufficiale” può incappare nell’errore. Basti pensare alla massima di Mark Twain secondo cui grazie al medicinale è guarito in una settimana dal raffreddore, altrimenti ci avrebbe messo 7 giorni. Ma sono soprattutto i sostenitori delle teorie alternative a marciarci (volutamente o no) sopra.

A volte ciò accade per disattenzione metodica: notiamo degli eventi che confermano una nostra supposizione o opinione e iniziamo a raccoglierli, dimenticando quelli negativi. In alcuni casi si va a selezionare determinati risultati perché assolvono uno scopo virtuoso, e in questo caso particolare si chiama “bias dei cappelli bianchi”.

Altre volte può esserci malizia o pregiudizio: si cercano direttamente i risultati che confermano l’idea in partenza. Questa pratica si chiama cherry picking, raccolta delle ciliegie, perché noi cogliamo solo quelle belle e lisce lasciando quelle col vermetto o beccate dagli uccelli, il che potrebbe farci pensare che tutte le ciliegie del frutteto siano così.

Per ovviare a questi inconvenienti è quindi molto importante saper cercare di falsificare le nostre asserzioni, o adottare misure come il doppio cieco o il trial randomizzato.>>

In questo caso vengono tirati in ballo i vari tipi di bias ma, come abbiamo detto in precedenza, esistono varie tipologie di ostacoli al corretto funzionamento del ragionamento razionale, la maggior parte delle quali si son generate e rafforzate proprio all’interno del tracciato evolutivo seguito dell’intelligenza umana.
Tutta la sfera della percezione soggettiva della realtà risente pesantemente del background di attese e pregiudizi inevitabilmente presenti nel soggetto conoscitivo [5].

Non meno insidiose in effetti risultano le già citate euristiche [6], soprattutto se abbinate alla certezza ingannevole dell’omonimo pregiudizio [7].

La formazione di un approccio sistematico, e quanto più possibile oggettivo, rappresenta appunto un efficace tentativo di garantirsi una via di uscita da questa situazione cognitivamente ed epistemicamente inquinata.
Ciò richiede però uno sforzo metodologico del tutto contrario alle nostre inclinazioni naturali e questo nell’ottica di riuscire a trovare quella giustificazione necessaria a dare peso e spessore alle nostre attribuzioni di verità [8].
Il nucleo logico di questo ribaltamento di prospettiva può esser appunto inquadrato nell’adozione di una modalità differente con cui produrre inferenze e trarre, di conseguenza, delle conclusioni. Una delle componenti più importanti di questo nuovo sistema viene sintetizzata efficacemente dal meccanismo di falsificazione.

Andiamo perciò più nello specifico dell’argomento servendoci do quanto detto da K. Popper in merito [9]:

<<L’idea che la falsificabilità debba essere una caratteristica essenziale delle teorie scientifiche può nascere anche per motivi puramente logici, cioè dalla constatazione di un’asimmetria logica fondamentale fra la verifica e la confutazione di una teoria. Se da una legge L segue un fatto f, l’occorrenza di f non garantisce la verità di L: la regola

L ➡ f
f
Allora L

sarebbe una fallacia dal punto di vista logico (fallacia dell’affermazione del conseguente). Invece, dalla falsità di f posso inferire la falsità di L. Lo schema deduttivo:

L ➡f
Non f
Allora non L

è una regola di inferenza corretta, il modus tollens. Questa asimmetria, a cui “siamo costretti dalla logica”, è evidente se pensiamo che le leggi di natura sono generalmente asserti universali del tipo “Tutte le orbite dei pianeti sono ellittiche” oppure “Ogni carica elettrica è multipla della carica elementare” o “Tutti i cigni sono bianchi” (l’esempio ornitologico preferito da Popper). L’osservazione di un numero qualsiasi, ma finito, di cigni bianchi non può servire secondo Popper a formulare o a giustificare con un procedimento di induzione una legge universale, cioè valida per un insieme potenzialmente infinito di casi. L’osservazione di un cigno che non sia bianco, l’osservazione per esempio di un cigno nero proveniente dall’Australia, può invece falsificarla.

[…] Ma il compito dello scienziato – chiarisce Popper – non è solo quello di scoprire teorie. È anche quello di metterle alla prova. Perciò la teoria sviluppata nella sua opera fondamentale può essere descritta come un’analisi dettagliata dei metodi dei controlli deduttivi […]. Le ipotesi scientifiche, ovviamente, possono essere controllate soltanto dopo che sono state proposte. Tuttavia, secondo Popper, l’induzione non può servire nemmeno a questo scopo, cioè nel cosiddetto contesto della giustificazione. La scienza, come già detto, è interessata a proposizioni universali del tipo “Ogni carica elettrica è multipla della carica elementare” o “Tutti i cigni sono bianchi”. Per rendere più chiaro il fatto che un’asserzione universale non può mai essere provata, cioè verificata in modo conclusivo, dalle osservazioni particolari, per quanto elevato sia il loro numero, Popper ricorre ad un’equivalenza della Logica classica. L’asserzione “Ogni carica è multipla della carica elementare” equivale a “Non esiste una carica che non sia multipla”.

[…] Pertanto, Popper non crede che l’induzione possa fornire in alcun modo il metodo della scienza. Tuttavia ritiene che questo non debba spingere allo scetticismo riguardo alla possibilità della scienza empirica. Esiste, infatti, un “tipo di inferenza strettamente deduttiva che proceda, per così dire nella «direzione induttiva»; cioè da asserzioni singolari ad asserzioni universali” e questo è il modus tollens.>>

Da tutto questo lungo discorso deriviamo inoltre un’ulteriore conseguenza e cioè che il nostro “alternativo”, che basa la sua definizione di “funzionare” su aneddotiche e processi euristici, è sostanzialmente un induttivista ingenuo [10]. Come il famoso tacchino di Russell, l’alternativo recita giornalmente la sua teoria pensando che il fatto che stesso di verificarla possa renderla effettivamente necessaria. Egli formula perciò la sua legge di natura che risulta inattaccabile…fino al giorno di festa!

Attenzione! È ben chiaro che il riferimento al falsificazionismo dev’essere letto in un’ottica più ampia e saggiamente ponderata, senza dimenticare che l’impostazione generale di Popper ha presto palesato i propri limiti, finendo per subire nel tempo più di una rielaborazione. Ciò che in ogni caso mi premeva evidenziare, in questo caso, è il principio di logicità insito nel metodo scientifico, l’hard core che lo contraddistingue essenzialmente dai metodi adottati dalla scienza ingenua.

A questo punto, provando a tirare un po’ le fila del nostro lungo discorso, vediamo che il metodo scientifico si distacca dalla scienza sotto alcuni punti di vista determinanti:

1) psicologico: attraverso l’apporto di discipline dal contenuto sempre più oggettivo (matematica, statistica, fisica ecc) ci si discosta sempre più dall’impronta individualista-aneddotica della scienza ingenua e del suo pregiudizio euristico [11].

2) metodologico: la scienza ingenua adotta delle prassi mentre il metodo scientifico adotta procedure e protocolli. Nel primo caso è normale improvvisare e accomodare, la regola viene essenzialmente a costituirsi e rinsaldarsi nell’abitudine. Per il metodo scientifico ciò che conta invece è proprio la regola e l’esperienza ha un senso oggettivo solo se inserita in quello schema.

3) logico: tra i due approcci la distinzione è anche (e soprattutto mi verrebbe da dire) logica. Come evidenziato nel contrasto tra il processo di verifica e quello di falsificazione, è proprio la presenza di una struttura rigorosamente logica a rendere il metodo scientifico così anti intuitivo e spesso del tutto alieno rispetto al senso comune.

Rispetto perciò al tema della giustificazione, di cui abbiamo discusso nel primo post della serie, il poter affermare in maniera giustificata che qualcosa funziona passerà necessariamente per il superamento dei meccanismi della scienza ingenua e ciò potrà aversi solo operando lungo le tre direttrici sopra indicate.

Per quanto anche l’attività scientifica non sia affatto esente da frequenti errori metodologici e sviste colossali, resta il fatto che a differenza della scienza ingenua, che poggia su basi cognitive sempre identiche ormai da millenni, il metodo scientifico gode del supporto di strumenti culturali sviluppatisi in maniera assai più rapida ed efficace nel corso del tempo (matematica, geometria ecc). Evoluzione che peraltro procede tuttora inarrestata.

In conclusione: pur sembrando un’esagerazione per intellettuali debosciati, dietro all’’uso di una semplice parolina come “funziona” si cela in realtà una enorme quantità di problemi importanti, la cui risoluzione può essere affidata solo agli strumenti della razionalità e non certo a romantiche, quanto insidiose, improvvisazioni.

Note:

[1] https://plus.google.com/+IlPiccoloMetafisico/posts/hnmMcyocwvw

[2] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Modus_tollens

[3] http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/01/21/cercasi-conferma-disperatamente/comment-page-2/#comments

[4] http://italiaxlascienza.it/main/2014/03/lo-spumante-le-carte-di-wason-e-il-problema-della-falsificabilita-scientifica/

[5] http://www.athenenoctua.it/t-s-kuhn-e-lesperimento-del-mazzo-di-carte-anomalo-in-la-struttura-delle-rivoluzioni-scientifiche-pt-1/#more-3183

[6] https://plus.google.com/+IlPiccoloMetafisico/posts/dVb5v2HBi8g

[7] https://plus.google.com/+IlPiccoloMetafisico/posts/AdevHWJZCXq

[8] Tra le ragioni adducibili per motivare tale ripulsa della falsificazione si può trovare qualcosa in questo articolo:

https://plus.google.com/+IlPiccoloMetafisico/posts/W2yDwGAR1Fd

[9] http://matematica.unibocconi.it/articoli/il-falsificazionismo-di-popper

[10] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Tacchino_induttivista

[11] Chiaramente quando si fa riferimento a criteri soggettivi ed individuali nella determinazione di verità di un’affermazione, non si può far a meno di citare, tra le altre cose, pure il ricorso al principio di autorità. In effetti, in assenza di un criterio oggettivo extra individuale, i contenuti delle esperienze vengono ad ordinarsi gerarchicamente in base a criteri strettamente psicologici o socio culturali ed in questo caso si propende a valutare più il ruolo e il nome dell’autore della teoria che la teoria stessa.

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