Goodbye, pseudoscience! Ossia, dove si dà il benvenuto a Lakatos e a un po’ di sana filosofia della scienza

Premessa doverosa: non esistono bacchette magiche per cambiare la situazione hic et nunc. Nossignore. Occorre invece investire a lungo termine nell’educazione scientifica delle nuove generazioni. Ed eccoci tornare, dopo il necessario quanto inascoltato pistolotto, al presente post, che nasce con una missione ben precisa: tappare questi dannati buchi epistemologici, cucire una toppa ontologica dopo gli strappi fideistici e postmodernisti e presentare la metodologia dei programmi di ricerca scientifici così come venne proposta dal filosofo della scienza Imre Lakatos. Questo come primo paletto per ricostruire quel legame tra le due culture disgregato irreparabilmente dagli agenti politici in ambito decisionale, dai letterati del passato recente, e dai media nell’ambito quotidiano.
Mettiamocelo nella zucca, una buona volta per tutte: è solo grazie a simili strumenti metodo-epistemologici che si può separare il grano dalla pula anche (e soprattutto) nella ricerca storiografica, ed evitare così di cedere ai suadenti negazionismistoriografici di varia natura e di essere abbindolati dalle pseudoscienze che dilagano nell’accademia e nella vita di tutti i giorni, dall’antivaccinismo alle medicine alternative, dal terrore per gli OGM alle pericolose mode dietetiche, dall’omeopatia al negazionismo del riscaldamento globale, dai cospirazionismi alle scie chimiche, dalla sindonologia alle teorie di Zacharias Sitchin, ecc. (tema sul quale avremo modo di riflettere più avanti).
Esigere la giustificazione epistemica e il supporto empirico onde valutare l’attendibilità di una ricostruzione storiografica, con un lessico scientifico adeguato, deve diventare il pane quotidiano dei ricercatori. Lo facciamo già, noteranno schifati i più. Non credo proprio, rispondo io. Basti aprire certi imbarazzanti lavori storiografici con i loro rimandi a spiegazioni pseudoscientifiche e la loro folk psychology in bella mostra.
Oggi, tre decenni dopo che il filosofo Larry Laudan aveva decretato l’inutilità della demarcazione popperiana tra scienza e pseudoscienza e, non pago, dopo aver gettato nel cestino l’etichetta stessa di pseudoscienza perché ritenuta denigratoria, c’è un nuovo fermento negli studi filosofici sulla questione [8]. Direi che per quanto riguarda la questione cognitiva c’è ben poco da aggiungere dopo il mega-riassunto dedicato all’ultimo libro di Robert N. McCauley (al quale rimando per chi volesse compredere i bias cognitivi e le fallacie logiche messe in campo dal mio interlocutore di cui al precedente esempio A).
Vorre invece spendere due parole per aggiornare il quadro epistemologico.

Continua a leggere sul blog Tempiprofondi.

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