Gli alieni di “Arrival”, il linguaggio ed una critica al sentimentalismo

Se si provasse, con uno sforzo di immaginazione, a trovare un termine adeguato per descrivere la comunicazione sugli attuali media, non sbaglieremmo di molto se pensassimo all’aggettivo “emotiva”.
Sul tema si sono già lungamente espresse menti ben più affilate della mia [1] e perciò eviterò, almeno per il momento, di entrare in un’analisi pericolosamente accurata dell’argomento. Ciò detto, niente impedisce comunque di portare qualche breve considerazione al riguardo.

Andando rapidamente al punto, credo basti far mente locale a ciò che passa in televisione o sui social per capire che, pur in una grande eterogeneità di forme e contenuti, la cifra comune risulta essere una comune tendenza ad utilizzare stili che prediligano il sentimento e la sua espressione.

Blog grondanti di rabbia acefala, reporter che commentano tragedie con un repertorio degno dei vecchi romanzi d’appendice e teneri gattini occhieggiano in mezzo a post razzisti: miriadi di figure e parole sciamano come piccoli asteroidi impazziti sui network, dando un’impressione di apparente casualità.

Questa ingarbugliata matassa di passioni finisce in effetti per declinarsi attraverso un sistema codificato di espressioni ed immagini che assumono l’aspetto e la coerenza di un vero e proprio linguaggio. Un linguaggio che presenta molte analogie con una ben precisa filosofia usualmente definita come sentimentalismo.

Per fornire una qualche definizione basterà dire che quando si parla di sentimentalismo, in genere, si fa riferimento grossomodo a definizioni come quelle qui riportate:

1) Tendenza ad abbandonarsi eccessivamente ai sentimenti: certa narrativa dell’Ottocento cade spesso nel sentimentalismo. Concretamente, atteggiamento, parola o gesto affettatamente sentimentale: lasciamo perdere i sentimentalismi;

2) In filosofia, in senso generico, l’atteggiamento, spirituale o culturale, con cui si tende a dare posto soprattutto ai sentimenti e ai moti dell’animo, e tra questi in particolare a quelli patetico-melanconici. Sotto questo aspetto, il sentimentalismo divenne una componente del romanticismo decadente, particolarmente portato a questo tipo di ripiegamento intimistico […] [2]

Il sentimentalismo si presenta perciò sotto un duplice aspetto: quello strettamente individuale consistente in un eccessivo indugiare nelle proprie emozioni ed uno diciamo, più culturale, che vede l’espressione del sentimento al centro della comunicazione sociale.

Ciò che invece va sottolineato è il fatto che i nostri schermi, non importa se si tratti di televisioni o smartphone, giornalmente ci propongono qualcosa che appare come una sorta di modello comportamentale, una specie di galateo per la comunicazione sociale in cui l’esposizione esasperata della nostra interiorità costituisce la moneta corrente.

Perché per il sentimentalista essenzialmente, l’emozione giustifica qualunque giudizio proprio in funzione del suo venire “da dentro”. In una sorta di cogito perverso egli pone il pathos e non la ragione a garanzia dei propri atti e delle proprie parole. Da qui l’importanza attribuita, spesso con intensità preoccupante, a virtù quali onestà e trasparenza.

Possiamo altresì immaginare che esista una profonda relazione tra le parole che scegliamo per dire qualcosa e il modo con cui poi andiamo ad esporre tale contenuto. Una simile uniformità di espressione la potremmo ragionevolmente definire come un certo “stile” ed è attraverso di esso che possiamo ormai interpretare la narrazione sui vari media.

Prima di andare ad occuparci del personaggio di Louise e dell’antisentimentalismo in Arrival, potrebbe essere però assai proficuo risalire indietro nel tempo fino ad incontrare una prima forma di rappresentazione che molto puntava sul parossismo espressivo, ovvero la tragedia greca. In particolare ci servirà approfondire il ruolo di un suo fondamentale accessorio: la maschera.

Nel teatro greco la maschera rivestiva due importanti funzioni:

Esse [le maschere] venivano utilizzate dagli attori con funzione acustica di amplificazione della voce e scenica di caratterizzazione dei personaggi. Infatti un attore, dovendo interpretare più ruoli anche femminili aveva la necessità di indossare la maschera per poter impersonare al meglio un personaggio e, contemporaneamente, facilitare il riconoscimento dei diversi personaggi da parte degli spettatori. [3]

Orbene, il secondo aspetto già da solo ci dice qualcosa di assai importante: l’attore, attraverso la maschera, dismetteva la propria personalità soggettiva per assumerne un’altra oggettivamente definita. Egli andava a rappresentare un “carattere”, ovvero un personaggio dalle connotazioni decisamente univoche e stereotipate.

In tal senso poteva rivestire indifferentemente il ruolo di un umano o di una divinità. Che si trattasse della sensuale Afrodite oppure del feroce Achille il discorso non cambia: nel primo caso l’attrice rappresentava in maniera generica e semplificata l’eros mentre nel secondo l’individuo si trovava ad incarnare la rabbia e la ferocia guerresca. In tutte queste assunzioni sceniche, ovviamente, c’era ben poco spazio per l’ambiguità o l’approfondimento: preponderante era il peso della narrazione e il ruolo che la maschera vi giocava all’interno, quasi si trattasse di un pezzo in una partita a scacchi

Tornando adesso alla contemporaneità ed alla Louise di Arrival, va detto che ad un occhio superficiale potrebbe apparire come un personaggio freddo in superficie o più semplicemente incapace di palesare adeguatamente i propri sentimenti.

In effetti l’energica linguista non lascia granché trasparire, se non in sporadiche situazioni, il proprio travaglio interiore rinunciando così al prevedibile armamentario cui un certo tipo cinema ci ha ormai abituato e che ricorre in genere a patetiche didascalie o mimiche convenzionali.

Da questo punto di vista Louise pare interpretare un certo tipo di eroina, refrattario agli stereotipi comunicativi che nel corso degli anni hanno visto oscillare le figure femminili tra le Madonne tutte amore e passione e micidiali virago, algide come lapidi.

Il riserbo di Louise la pone perciò assai lontana dalle “maschere” tanto codificate quanto vuote: non finisce per incarnare né una Afrodite e neppure una Artemide, tanto per fare un esempio. Eppure il suo continuo agitarsi ci trasmette tutt’altra sensazione rispetto alla freddezza: le sottili rughe sul viso affilato ed il frequente serrarsi delle mascelle ci danno la misura del suo tumulto interiore.

Non vi è perciò, nelle sue vicende, alcuna esagerazione patetica e questo già contraddice il primo aspetto caratteristico della maschera tragica e cioè proprio quello dell’amplificazione (sonora o emotiva che sia). Louise non necessita di “megafoni linguistici” per trasmetterci il proprio vissuto. Ma c’è un punto ancor più importante da sottolineare.

La verità in questo caso, è che non si deve scambiare per semplice contegno o marziale pudore ciò che in realtà altro non è che semplice consapevolezza. Per capire il travaglio di Louise non è necessario pretender da lei chissà quali smorfie o declamazioni: ella è pienamente presente a se stessa e tanto le basta per non diventare un personaggio stereotipato, una maschera per l’appunto. Il suo sentire cammina sempre di fianco alla ragione e ciò non lo svilisce affatto, tutt’altro.

Perché in effetti è questo che il sentimentalismo vuole dalle persone: meno ragione e più emozione nei propri giudizi. Divenire pupazzi in balia dei marosi dell’umore, servi di un copione scontato fatto di espressioni sdolcinate.

A tal proposito va detto che maschera tragica riusciva ad ottenere un effetto apparentemente paradossale: come detto, nella sua vistosa espressività finiva per annichilire l’individuo per rimpiazzarlo con l’archetipo. Ma questo faceva parte di un gioco le cui regole erano dichiarate e per il cui svolgimento veniva peraltro definito uno spazio apposito (il teatro). In quella dimensione la mascherata era funzionale alla narrazione della storia ed alla immedesimazione del pubblico, a differenza di quanto accade spesso nella sceneggiata sentimentalista ove si perde il senso della metafora ed il messaggio vien preso alla lettera. Nella tragedia il sentimentalismo è un’iperbole in mezzo ad altre sue simili mentre il suo attuale utilizzo linguistico, del tutto fuori contesto, serve solo a trasformare in commedia grottesca tutto ciò che tocca.

Nel caso del sentimentalismo volgare cui siamo ormai abituati, non vi è alcuna reale consapevolezza del linguaggio utilizzato: con il suo pensiero di pancia, esso comporta appunto in questo comunicare meccanicamente e senza alcuna consapevolezza, appellandosi ad abusate sentenze ed a monotoni slogan. La narrazione propria del sentimentalismo toglie alle nostre storie la loro profondità, rendendo la comunicazione uno spettacolo vacuo al pari di un teatro delle ombre. Questo è ciò che accade quando si confonde il sentimento col sentimentalismo.

Con una certa ironia possiamo notare come sia proprio una linguista, in questo caso, a mantenere saldamente la presa sul proprio linguaggio (anche quello del corpo). Louise incontra perciò la reale empatia dello spettatore proprio grazie a questa sua discrezione che, ben lontana dalla freddezza, eleva la sua figura al livello di persona anziché personaggio.

Senza voler per questo esagerare l’importanza di un film che forse non passerà alla storia, possiamo comunque insinuare che lo “stile” di Louise rappresenti una sorta di controfattuale [4] rispetto al modello comunicativo e comportamentale sotteso al sentimentalismo, una dimostrazione plastica di come sia possibile immaginare una modalità differente, ma egualmente efficace, per rappresentare le proprie ed altrui emozioni.

▪ Note:

[1] https://plus.google.com/+IlPiccoloMetafisico/posts/MnG179YYKwb

[2] http://www.sapere.it/enciclopedia/sentimental%C3%ACsmo.html

[3] https://iridedilucecoeva.wordpress.com/la-maschera-e-il-mio-mondo/le-diverse-tipologie-di-maschere-teatrali-e-il-loro-utilizzo-nel-teatro-antico/

[4] http://www.treccani.it/vocabolario/controfattuale/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...