Il mito ingannevole del “Naturale”

Lo scopo è cercare di individuare cosa i cittadini hanno in testa quando si parla di agricoltura. L’esperimento parte da una premessa, e cioè: il consumatore ha sempre ragione, si muove per massimizzare il suo profitto, vuole naturalmente acquistare un buon prodotto e infine, cosa importante: è preoccupato per le sorti del mondo, dunque attento, da consumatore, ai suoi stessi gesti. Ora, se chiedete, in prima battuta, quali prodotti desidera acquistare, una buona maggioranza esprimerà la preferenza per prodotti naturali. Questo è un tema importante, in quanto evidenza un conflitto, chissà, forse insanabile, tra la nostra idea di natura, buona e materna, con quello che la natura realmente è: ostile e matrigna. Per questo se entrate in qualsiasi supermercato, bio o non bio, accanto ai prodotti esposti è possibile vedere grandi fotografie che illustrano, per esempio, campi di grano al tramonto, appena dolcemente toccati dagli ultimi raggi di sole. La nostra idea di natura – che poi per associazione ci porta alla ricerca di prodotti naturali – ha origine da quelle immagini. Siamo convinti che il processo per ottenere un buon prodotto è appunto, naturale: i campi producono cibo, quasi senza intervento dell’uomo. Anzi quando questo interviene è capace di tutto, è capace, soprattutto, di rovinare le belle immagini, e farlo con le peggiori intenzioni, usando la chimica, i conservanti, gli additivi.

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