Come non credere ai politici

La presidenza Trump sta creando non poche preoccupazioni, in giro per il mondo, ma se è vero quello che diceva il comandante Marko Ramius: “una piccola rivoluzione ogni tanto è salutare”, da questo frangente storico possiamo anche imparare qualcosa. Un esempio ce lo danno due scienziati del Massachusetts Institute of Technology e due della University of Western Australia, che in un recentissimo articolo ci raccontano di come funzioni, nell’elettorato, la disinformazione portata avanti dai politici. In realtà, questo articolo è particolarmente prezioso al di fuori degli Stati Uniti, perché ci può far riflettere sulla nostra situazione senza tirare in ballo nessun nome nostrano, ciascuno può fare i paragoni che preferisce.

Lo studio si basa su due esperimenti sociali, condotti prima delle elezioni americane dello scorso anno. In entrambi i casi, a un gran numero di elettori americani sono state sottoposte affermazioni che Donald Trump ha dichiarato in campagna elettorale, alcune aderenti alla realtà e altre catalogate come “disinformazione”. Lo scopo primario era valutare quanto la paternità di queste affermazioni influisse sul giudizio di “veridicità” che i soggetti in esame davano per ciascuna di esse.

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