Se siamo nati per credere, da dove vengono gli atei?

Perché milioni di persone non credono nell’esistenza di entità sovrannaturali? Si tratta di una domanda relativamente nuova per la ricerca scientifica. Per molto tempo infatti i ricercatori si sono occupati solo della domanda complementare: perché in tutte le culture umane si sono sviluppate e diffuse credenze nel sovrannaturale e in particolare credenze religiose? E per molto tempo tale domanda ha trovato risposta nella tesi secondo cui le credenze religiose svolgono una funzione sociale adattativa, cioè favoriscono la cooperazione, l’altruismo, e la coesione nei gruppi (Bering, 2006; Wilson, 2003). È una tesi plausibile ma, come tutte le spiegazioni funzionali dei fenomeni religiosi, limitata. È possibile infatti che le credenze religiose contribuiscano al mantenimento dei legami sociali: credere in una divinità che punisce i comportamenti non sociali può rendere meno probabili questi ultimi, aumentando così la fiducia tra i membri di un gruppo. La loro presunta funzione sociale, però, non ne spiega l’origine. Credere in un’autorità secolare che punisce i comportamenti non sociali potrebbe ugualmente renderli meno probabili. Perché allora la selezione naturale, per favorire la vita sociale, avrebbe sviluppato proprio le credenze religiose?

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