Perché gli antivax hanno vinto

Hic Rhodus

Sono stato folgorato da questa foto, scattata alla manifestazione antivax di Milano di qualche giorno fa. Ho capito tutto. Gli antivax hanno vinto, o comunque vinceranno sulla distanza. La foto, la vedete, mostra di schiena un povero pargolo con una scritta sulla maglietta, vergata a mano con un buono stampatello dal solerte genitore antivax. “Non mi avrete mai come volete voi”. Ecco, in questo slogan, non originale, sta la soluzione. Ci si poteva aspettare una scritta tipo “Libertà di cura”, o “Il corpo è mio e me lo vaccino io”, e invece si fa riferimento a un Ente minaccioso (“voi”) e a un programma antagonista (“non mi avrete mai”). Ecco. Gli antivax sono contro i vaccini in quanto animati da sentimenti antagonisti che potevano incanalarsi in molteplici strade: anti-olio di palma (ma è poco evocativo ed è fallito sul nascere), anti-insegnamento di matematica , anti-wi-fi… invece si è incanalata…

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Come nasce l’antivaccinista

Le attuali resistenze sociali contro le vaccinazioni non sono un fenomeno recente. I movimenti antivaccinisti hanno una lunga storia, che nasce insieme alla scoperta della vaccinazione da parte di Edward Jenner nei ultimi anni del 1700. Già allora, nonostante solo il 3 per cento dei vaccinati contro il vaiolo morisse contro il 30 o 40 per cento di coloro che venivano infettati dalla forma naturale della malattia, una minoranza ristretta della popolazione continuò a dubitare dell’efficacia e della sicurezza della vaccinazione. Le cose si complicarono ulteriormente quando nel 1853 l’Inghilterra introdusse l’obbligo per i neonati di tre mesi, gli oppositori decisero di fondare alcune associazioni antivacciniste e organizzare grandi manifestazioni di massa come quella di Leicester del 1885 cui aderirono circa 80 mila persone, con tanto di parate, volantinaggio e finte bare di bambini. La storia ci suggerisce dunque che già agli albori gli antivaccinisti avevano dunque due qualità spiccate: erano degli efficaci comunicatori e mostravano una certa refrattarietà ai dati offerti dall’esperienza e dalla scienza. Due atteggiamenti, come noto, ben validi anche oggi. Alcuni studi comparativi sulle resistenze sociali hanno poi dimostrato come le critiche attuali siano pressoché identiche a quelle presenti centocinquanta anni fa nei volantini delle prime leghe antivaccinali, quali, ad esempio, l’idea che i vaccini causino malattie o siano inefficaci, che la loro diffusione sia dovuta agli interessi commerciali, che essi contengano componenti tossici, che vi sia omertà sul numero delle reazioni avverse e che uno stile di vita naturale sia più efficiente dei vaccini contro le malattie infettive.

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Vaccini e l’interessante provocazione: “gli antivaccinisti sono pagati da Big Pharma?”

Riporto un post interessante del nostro amico Roberto Burioni nella sua pagina Facebook, oggi 30 giugno 2016, in merito alle spese sostenute per i farmaci e per i vaccini:

Gli antivaccinisti sono pagati da Big Pharma?

L’epatite C è una malattia grave e pericolosa.

Contro questa infezione, per la gioia dei raglianti, non abbiamo un vaccino (disponibile invece – efficacissimo e sicuro – contro l’altrettanto grave e pericolosa epatite B, ma i nostri amici somari lo detestano e non lo somministrano ai figli e a loro stessi).

La gioia degli antivaccinisti non è tuttavia solitaria: è ampiamente condivisa da “Big Pharma”.

Proprio ieri è uscito il rapporto OSMED sulla spesa sanitaria 2015, dove è riportato quanto si spende per i diversi farmaci. Sono NUMERI, quindi, inoppugnabili e indiscutibili anche per dei fessi come i nostri somarissimi “genitori informati” e per i loro “medici”.

I farmaci per l’epatite C, contro la quale non abbiamo un vaccino, hanno venduto per un totale di 1 miliardo e 721 milioni di euro nel 2015.
Tutti i vaccini (proprio tutti presi complessivamente) hanno venduto per 317 milioni di euro. Pensate, hanno venduto meno della metà dei farmaci contro HIV (altro virus per il quale non abbiamo il vaccino) che hanno fatturato 672 milioni di euro.

Ripeto per i più sfortunati e lenti: nel 2015 farmaci anti HCV, 1,721 milioni di euro; farmaci anti HIV 672 milioni euro, vaccini 317 milioni di euro.

Cari antivaccinisti raglianti, non è che per caso è proprio Big Pharma a sponsorizzare le vostre associazioni e i vostri medici e a darvi dei soldi per non vaccinare i vostri figli e spingere la gente a non vaccinarsi?

Forse il modo di combattervi è imbastire una colletta e offrirvi di più?

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Se le vaccinazioni obbligatorie sono solo quattro, perché non si mette a disposizione dei genitori vaccini singoli?

Grazie al progresso scientifico oggi abbiamo l’opportunità di proteggere i nostri figli da più malattie rispetto a pochi decenni fa.

La suddivisione in obbligatorie e non, non ha alcun senso pratico o logico. Si tratta di un retaggio storico: molti anni fa ogni vaccinazione considerata importante era introdotta con una legge che ne sanciva l’obbligo. L’ultima è stata l’antiepatite B, nel 1991. Per tutti i vaccini introdotti in via ufficiale successivamente (pertosse, morbillo-parotite-rosolia, pneumococco, Haemophilus b e altri), si è utilizzata la raccomandazione a vaccinare” (ecco perché si parla di vaccinazioni raccomandate) ritenendo ormai obsoleto il ricorso a leggi che impongono le vaccinazioni pediatriche.
Non si vaccinano i bambini perché c’è l’obbligo di legge ma perché è un loro diritto essere protetti da malattie potenzialmente mortali.

A proposito della ‘libertà di vaccinarsi’

Riporto alcuni stralci di commenti lasciati da una madre il cui figlio avrebbe subito una reazione avversa a seguito dell’inoculazione del vaccino trivalente. La stessa sostiene di aver ricevuto, dagli istituti preposti, la garanzia che non fosse possibile alcuna reazione avversa (chiaramente non è così). Ora non starò a discutere sulla veridicità o meno dell’affermazione: in realtà non mi occuperò proprio della storia in sé quanto di ciò cui sottintendono alcune delle parole pronunciate da questa persona.
Mostrerò solo le parti interessanti e quanto basta per rendere il discorso intelligibile:

“[…] io rispetto pienamente chi vaccina come chi non vaccina perché parto dal presupposto che ognuno cerca di fare il meglio che gli è possibile per i propri figli […]”

“[…] non è semplice essere genitori e parto dal presupposto che non ci sia mai intenzione di danneggiare ma che ognuno di noi intenda fare del suo meglio per proteggere i propri figli […]”

“[…] A questo punto ognuno faccia le sue scelte in merito rispettando quelle degli altri […]”

“[…] Poiché i vaccini sono medicinali e gli alimenti no, per i medicinali è d’obbligo esporre le controindicazioni.
Saranno rare (ma cosa intendiamo per rare’) ma valutazione rischio/beneficio va fatta sul singolo individuo e non a gregge […]”

“[…] Se non vaccino arreco danno eventuale ad altri bimbi non vaccinati, ma con alle spalle la scelta di genitori che hanno scelto di non vaccinare, ma a quelli vaccinati che danno arreco? Non so se si intende, ma sono per la libertà di scelta, ognuno scelga e accetti i pro e i contro della sua scelta! […]”

“[…] spero nel buonsenso da ambo le parti e cioè che la scelta sia sempre ponderata valutando i pro e i contro e ragionando sempre sull’individuo e non sulla massa […]”

Sintetizzando, possiamo affermare che il senso complessivo di tutti gli interventi sopra esposti sia pressappoco il seguente

Nel caso delle vaccinazioni, la materia è di esclusiva discrezionalità dell’individuo perché si tratta di un problema che riguarda esclusivamente l’individuo .

Tenete conto che, pur messo con parole diverse, questo è il nucleo di molte controargomentazioni portate spesso dagli antivaccinisti. Va da sé che tale idea risulta, da più punti di vista, completamente sballata.
Innanzitutto, si tratta di un’affermazione errata da un punto di vista strettamente scientifico: l’immunità di gregge (utile a chi non può ricorrere alle vaccinazioni) o il pericolo di una mutazione di virus, al momento gestibili, costituiscono già di per sé valide ragioni per smentire chi confina l’ambito della vaccinazione a quello esclusivamente individuale. Perciò decade subito un primo mito degli antivaccinisti: non vaccinare il proprio figlio non mette in pericolo altri che lui.

Come conseguenza di tale pregiudizio, viene fatta un’errata equiparazione tra la scelta di vaccinare e quella di non vaccinare, come se si trattasse di due posizioni egualmente valide in partenza. Sembrerebbe così che scegliere in un senso o nell’altro non comporti la possibilità di commettere un grave errore.
Sappiamo invece che dalla decisione di non vaccinare, qualora non sia motivata da precise ragioni mediche, deriva un’insensata assunzione di rischio per sé e la comunità tutta. Come già detto è possibile, infatti, danneggiare chi non può vaccinarsi per motivi di salute e non è così remoto il rischio che, continuando a persistere, un virus possa mutare rendendo poi vani anche i vaccini fin lì utilizzati.
Pur ammettendo che, come tutti i farmaci, ogni vaccino preveda tutta una certa serie di effetti collaterali, il rapporto costi – benefici ha già dimostrato di essere ampiamente positivo. Sostenere quindi che non vaccinare non possa danneggiare anche il prossimo resta solo un’idea illusoria.
A tale proposito, un’interessante riflessione di un utente sul blog de LeScienze [1]:

“Giusto per amore di discussione: se un non vaccinato per motivi soggettivi (contrapposti a quelli oggettivi) trasmette il morbillo a un altro non vaccinato per motivi oggettivi (perchè appartiene a una categoria a rischio per qualche motivo) in un mondo nel quale viene sostenuta la libertà di vaccino, i danni del contagiato, modesti o importanti che siano, chi li paga? Immagino nessuno, o forse tutti; ma è eticamente sostenibile? Intendo dire, prescindendo da scappatoie legali p es legate a presunte incertezze sull’origine del contagio etc. Qualunque cosa si diffonda sul web o venga sentenziata in un’aula di tribunale, il contagio e’ un fenomeno in larga misura deterministico: sotto molti aspetti, il contagiato risulta in casi come questo una vittima del contagiante. Lesioni colpose?”

Arriviamo così alla terza critica.
La libertà, valore fondamentale per qualsiasi società evoluta, rientra in un sistema più o meno complesso di diritti e doveri che hanno lo scopo precipuo di agevolare una positiva convivenza tra gli individui.
Leggi e norme, sulle quali la libertà viene a costituirsi, hanno perciò un valore meramente pragmatico e convenzionale: esistono unicamente per garantire il funzionamento di un certo sistema sociale.
Per tali ragioni, la libertà (individuale e collettiva) si definisce in base a valutazioni su cosa sia positivo o negativo per la comunità. Si generano delle convenzioni, costrutti artificiali utili a regolare la nostra vita: le cose che è meglio fare o che è meglio non fare.
Perché succede questo? L’individuo si trova in un gruppo e da questo stato di cose trae dei vantaggi; di conseguenza egli deve accettare di limitare la propria libertà in funzione del gruppo. È perciò errato affermare che la decisione di vaccinare sia ad esclusivo appannaggio dell’individuo dato che le ricadute sono collettive.

Ovviamente questo ragionamento prescinde dalla situazione normativa italiana, nella quale viene lasciato, ad ogni regione, un eccessivo margine di discrezionalità. Probabilmente, in questo caso, la norma dovrebbe essere rivalutata seguendo l’unico faro davvero utile in simili situazioni, ovvero quello scientifico.

In conclusione: qual è l’errore alla base delle affermazioni che son state citate? Il problema sta tutto nel considerare la libertà come un valore astratto, un’idea platonica che trascende il piano materiale ed è fuori dal tempo e dalle situazioni contingenti.
Solo che l’idea della libertà è, per l’appunto, un’idea, non la realtà; la realtà è fatta di variazioni ed aggiustamenti, di valutazioni e scelte che dipendono dal contesto e possono cambiare nel tempo. Soprattutto bisogna ammettere che la realtà, frequentemente, tende a deludere le nostre aspettative.
La libertà individuale, per queste persone, esiste di per sé e non si deve calare in alcun contesto: è assoluta ed autosufficiente. In tal senso l’antivaccinista reclama la superiorità della propria libertà rispetto alla sicurezza del gruppo.

Chi decide di non vaccinare senza valide ragioni sta, in ultima battuta, ricorrendo ad una vuota astrazione, un costrutto irrazionale che non tiene in alcuna considerazione la realtà di una società fatta di individui. Società che si fonda su regole che non sono eterne ed assolute, bensì contingenti e convenzionali.

Concludo con una citazione da un articolo di TheFielder [2]:

“L’esigenza di tutelare anche chi non può tutelarsi da solo, mantenendo saldo il cordone dell’immunità di branco, fa crollare con un soffio le proteste di chi pretende di decidere se fare o non fare i vaccini, obbligatori compresi. Non si tratta di compiere una scelta per sé stessi, ma di un gesto che può avere conseguenze disastrose anche per il prossimo. La vostra ingiustificabile “libertà di scelta” significa “libertà d’ammalarsi e far ammalare il prossimo”. Stiamo parlando del rispetto per la vita altrui, pietra angolare di qualunque società umana che voglia essere civile.”

Riferimenti:

[1] http://digrazia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/11/29/il-vaccino-causa-lautismo-cosi-e-deciso/

[2] http://thefielder.net/14/10/2015/i-vaccini-fanno-male-no-e-lignoranza-che-uccide/