Il bisogno di sentirsi censurati

Se c’è modo di entrare nel merito di una polemica senza essere per questo necessariamente incasellati in una delle fazioni che la animano (il dubbio è solo retorico: ci troviamo in Italia, è chiaro che non c’è), si potrebbe dire che il “diktat” con cui l’attuale governo avrebbe imposto una stretta censura a una trasmissione Rai “non allineata” ha lati sommersi da scandagliare.

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Ragionamenti controfattuali

Un ragionamento controfattuale è una cosa del tipo “se fosse successo che A allora sarebbe accaduto B”. Noi facciamo ragionamenti del genere in continuazione: “se non mi fossi iscritto a Giurisprudenza non avrei mai conosciuto il mio amore”, “se non fossi rientrato per prendere le chiavi non avrei perso il treno” etc etc.

Ma cosa stiamo “dicendo” quando ragioniamo in modo controfattuale? Non possiamo certo usare la logica delle implicazioni che normalmente facciamo: quelle del tipo “se scaldo l’acqua allora bolle”, o “se stai con lui allora non stai con me”. L’implicazione che usiamo di solito infatti è “fattuale”, per così dire: ci dice che se accade una cosa, allora ne accade un’altra. Cioè se è vero l’antecedente, è vero anche il conseguente. In logica, l’implicazione che usiamo si chiama “implicazione materiale”. L’implicazione ci dice che se l’antecedente è falso, allora il conseguente può essere vero o falso, in ogni caso l’implicazione “tiene”. Cioè, logicamente parlando, dire “se io sono morto, allora 2+2 fa 5” è vero.

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Il Galateo della discussione: un codice di condotta

Grazie agli interventi di studenti, lettori e commentatori, nelle due ultime settimane abbiamo elaborato una prima bozza, un primo canovaccio, delle regole della discussione “cortese”, che non è però quella in cui si è già d’accordo in partenza, bensì quella in cui, benché sia presente una divergenza di opinioni,  gli interlocutori, invece di farsi la guerra, accettano regole condivise per tentare di risolverla. Questo è il loro obiettivo, anche se non necessariamente lo raggiungeranno: le posizioni potranno restare distanti, ma si saranno certamente chiarite, forse rafforzate o forse invece, indebolite. Sicuramente però, se gli interlocutori avranno rispettato le regole, non avranno commesso violazioni irreparabili o infranto divieti, alla fine, col tempo, si saranno forse anche trasformati, incarnando un metodo diverso da quello della retorica della prevaricazione e dell’ideologia (per una definizione di ideologia vedi qui).

Al centro della discussione troviamo l’argomentazione: un’attività verbale e sociale che mira a convincere un interlocutore ragionevole che la propria posizione (o “tesi”) su un determinato argomento sia accettabile. Ovviamente, per sostenere una tesi (o per confutarla, negarne la validità o l’accettabilità) occorre fornire delle prove, dare delle motivazioni, altrimenti restiamo nell’ambito delle opinioni private. Chiaramente, per questa attività ci vogliono regole condivise.

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Analogie come argomenti: un vademecum

Di ANDREA GILARDONI

Recentemente, sugli Stati Generali sono comparsi due curiosi articoli, uno dei quali argomentava in favore di una analogia tra quanto stava accadendo nella città di Ferguson e due eventi italiani (Tor Sapienza e caso Cucchi), mentre il successivo sosteneva, al contrario, che tra i casi citati ci fossero differenze (negava cioè il sussistere dell’analogia). In questo intervento ci occuperemo dunque delle tecniche argomentative basate sulle analogie. Partiamo da una domanda elementare: che funzione hanno le analogie?

Quando argomentiamo, facciamo ricorso a varie giustificazioni per le nostre posizioni. In definitiva, però, se non applichiamo regole o dogmi indimostrati e indimostrabili, facciamo ricorso a varie forme di argomenti basati sull’esperienza, in gergo detti a posteriori.

L’esperienza si basa su somiglianze che scopriamo tra gli oggetti e i fenomeni (e sembra che abbiamo una capacità innata di individuare le somiglianze, come può constatare chiunque abbia avuto a che fare con i neonati). Tali somiglianze ci inducono ad aspettarci effetti simili a quelli che abbiamo visto derivare da  tali oggetti e fenomeni.

Il problema è che, sebbene le somiglianze possano essere fuorvianti o non provare alcunché, la maggior parte delle inferenze della vita quotidiana sono però basate sull’analogia. Essa è alla base dei ragionamenti che dall’esperienza passata portano verso quella futura (altrimenti la storia non potrebbe essere per noi magistra vitae).

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Gentile confuta Darwin… o quasi

Dario Berti - Filosofia

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Nella sua Teoria generale dello spirito come atto puro (§ 16), Giovanni Gentile formula una curiosa confutazione della teoria della selezione naturale di Darwin. La confutazione si basa su una sorta di esperimento mentale: “S’immagini”, scrive Gentile, “un momento in cui una data specie ci sia, e non ci sia ancora quella superiore che ne deve scaturire, secondo la teoria evoluzionistica pretende”. Per rendere più concreto l’esperimento, immaginate il tempo in cui sulla terra esistevano gli archeobatteri o altri organismi unicellulari, ma non le altre forme di vita più complesse: soprattutto niente uomini. Fatto? Bene. Adesso vediamo cosa succede:

ove ben si rifletta, non sarà difficile avvertire che il passaggio da un grado all’altro della natura non è intelligibile se non trascorrendo colla mente da quel momento, in cui il secondo grado non c’è, al successivo, in cui c’è il primo e il secondo e il loro rapporto.

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La Dissimulazione

<< Per fallacia della dissimulazione si intende la prassi di schierare ragionamenti uno dietro l’altro, come quando si moltiplicano barriere attorno a campi di cereali, per evitare che vengano attraversati. Nell’argomentare, ci si trincera dietro significati ambigui in modo che il senso possa essere mutuato successivamente […].

La dissimulazione implica che si dispongano ripari in vista di una ritirata strategica dietro mutate definizioni. Parole e frasi sono selezionate con attenzione particolare, in modo da lasciarsi uno spazio di manovra nel caso si renda necessaria una ridefinizione dei vocaboli che si sono usati. Argomentazioni ed esempi portati avanti dall’avversario trovano dunque un vero e proprio sbarramento, e l’oggetto a cui quello mirava viene rapidamente spostato di campo […]

La ragione della fallacia è che si schierano due o tre enunciati differenti spacciandoli per uno. Le interpretazioni alternative sono introdotte di contrabbando, un po’ come i compagni di Ulisse in fuga dall’antro: se ne stanno in ombra appese al vello degli agnelli che vorrebbero sembrare. La speranza è che chi ascolta, proprio come il ciclope accecato, non si accorga della differenza. L’effetto però è di rendere inutilizzabili le informazioni che ci si propone di trasmettere.

Gli indovini sarebbero creature assai più tristi se non avessero questa fallacia dalla loro, a moltiplicare le opportunità di inganno. Così come si mette al sicuro la scommessa in una corsa sostenendo più di un cavallo, altrettanto quando si fa una profezia: si può scommettere su più di un evento o risultato.

[…]

Gli oracoli e gli agenti assicurativi sono ben noti per il loro uso di questi stratagemmi: alcuni possono estenderli in maniera inimmaginabile. Le centurie di Nostradamus sono così oscure, e possono essere tradotte in tanti di quei modi, che possono venire usate per predire letteralmente qualsiasi cosa. Molti pretendono di avervi rinvenuto descrizioni del futuro incredibilmente dettagliate e accurate. Non solo Napoleone e Hitler, ma perfino papi e politici recenti sembrano sorgere da quelle pagine. Come per tutte le profezie poste al riparo da smentite, tuttavia, non ci sono segni chiari del funzionamento del loro meccanismo. La gente è assai in gamba a trovare negli scritti di Nostradamus riferimenti a cose che sono giàaccadute, ma non so può dire lo stesso per quanto riguarda cose non ancora accadute. C’è una rimarchevole coerenza nel modo in cui le epoche hanno trovato che molte delle profezie davano senso a quel che accadeva durante il loro svolgersi.

La disonestà è un aspetto essenziale della dissimulazione. L’ambiguità viene inserita deliberatamente con l’intento di ingannare e con il proposito di garantire a chi la perpetra una copertura certa, qualunque sia il corso della discussione.
L’indovina di piccola fiera si nasconde dietro inoffensivi ripari di genericità, predicendo che siete destinati a viaggiare (fosse pure il semplice autobus che vi riporta a casa). L’economista si cela anche più caparbiamente dietro uno schermo che dice che le cose andranno a peggiorare, a meno che non intervenga un cambiamento importante nell’economia mondiale (se poi le cose vanno meglio…è perché c’è stato un cambiamento importante nell’economia mondiale). >>

Tratto da: ‘Come avere sempre ragione’, di Madsen Pirie, Editore TEA, pp. 118 – 120.