Fascisti Immaginari

Nel 2003, Luciano Lanna e Filippo Rossi curarono un volume – Fascisti immaginari – che ebbe il pregio di raccontare a un’Italia ignara un intero immaginario di destra che si era andato formando soprattutto dagli anni ’70 del secolo scorso in poi.

Oggi prendo in prestito quel titolo per sottolineare una tendenza recente nell’opinione pubblica italiana, quella dei fascisti immaginari, appunto.

È di qualche giorno fa un sondaggio Demos per Repubblica, dal quale emerge che il 46% degli italiani ritiene possibile un ritorno del fascismo. A fronte di quel 46%, i partiti che – più o meno esplicitamente – si richiamano all’ideologia fascista continuano a non esistere nei sondaggi sulle intenzioni di voto e regolarmente alle elezioni nazionali viaggiano intorno allo zero virgola qualcosa percento.

Com’è possibile che un italiano su due teme il ritorno del fascismo mentre i “partiti fascisti” praticamente non hanno un voto?

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L’Occidente, nonostante tutto

Scrivo questo pezzo pochi mesi dopo la Brexit, all’indomani dell’elezione di Trump, con gli occhi rivolti ai fascismi crescenti in Europa e la preoccupazione per il destino delle prossime elezioni nel continente. In questo panorama, dove il populismo di destra sembra aver corroso il pensiero critico o l’idea stessa di una politica dei diritti e dell’eguaglianza sociale, sarebbe molto facile alzare bandiera bianca e ammettere che l’Occidente ha fallito in tutto. La nostra civiltà ha colonizzato il pianeta e l’ha disastrato con guerre e sfruttamento; ha schiacciato culture locali, esportato un capitalismo selvaggio, e globalizzato unicamente la diseguaglianza. In cambio ha ricevuto un nuovo terrorismo. Non è un caso che siamo finiti qui. Adorno e Horkheimer avevano ragione: il volto oscuro dell’Illuminismo, la sua volontà di dominio, governa il mondo. E invece Franco La Cecla, nel suo ultimo libro pubblicato da Elèuthera, invita a schierarsi esattamente sul lato opposto. Fin dal titolo: Elogio dell’Occidente.

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I professionisti dell’indignazione stanno rovinando la società

Quando ho visto per la prima volta Fight Club era già diventato un cult. Avevo diciassette anni e ricordo di averlo trovato molto noioso. Sarà perché quando hai tante aspettative è più facile deluderle, sarà perché non ho mai trovato interessanti i film che si presentano come una fonte di citazioni da usare come bio su Facebook, ma tant’è. Di tutto il film l’unica cosa che ricordo è quella frase iconica di Brad Pitt, pronunciata attraverso un megafono: “You are not a beautiful and unique snowflake; you are the same decaying organic matter as everyone, and we are all part of the same compost pile”.

A imprimerla nella mia memoria avranno contribuito sicuramente i vari ed eventuali riutilizzi che ne sono stati fatti, grazie al suo facile e allettante nichilismo da discount, ma evidentemente non è successo soltanto a me, dato che è tornata in auge recentemente battezzando nientemeno che una nuova tendenza socio-culturale della tanto bistrattata Generazione Y, o Millenial Generation. Con l’espressione snowflake generation però, in aggiunta al principio di base palahniukiano che ben si presta a scritte su muri e magliette, indichiamo un concetto che va ben oltre a un semplicistico relativismo ontologico di fondo.

L’espressione “Snowflake Generation” figura nella top 10 2016 del dizionario Collins, accanto a parole come “Brexit” “Trumpism”. La definizione è molto chiara e riassume perfettamente tutte quelle accuse mosse ai millennial negli anni, dall’essere choosy al preferire un investimento in toast all’avocado invece che risparmiare per il mutuo di una casa. “Mancanza di resilienza”, altro binomio fondamentale nei recenti dibattiti sul futuro del pianeta, in questo caso declinata come eccessiva inclinazione all’offesa, manifestata attraverso una serie di iniziative individuali e collettive volte alla sensibilizzazione del genere umano verso temi sociali che fino a ora erano stati trascurati, o che semplicemente non erano ancora emersi.

I millennial sono un po’ permalosi. Insomma, la generazione “Fiocco di neve” è figlia di un’educazione e di una serie di contingenze che l’hanno spinta ad autodefinirsi come insieme di esseri unici e ipersensibili a ciò che potrebbe in qualche modo mancare di rispetto alle loro rivendicate peculiarità. Non è difficile immaginare quindi che questa espressione sia stata prontamente utilizzata con sfumature dispregiative. L’alt-right, termine coniato dal nazista Richard B. Spencer per definire la nuova estrema destra americana che ha fatto di anime, meme e fascismo un movimento politico, per esempio, nel suo ampio e articolato vocabolario dell’odio e della derisione — come non ricordare SJW (Social Justice Warrior), ovvero chi si batte per i diritti civili di tutte le minoranze, o libtard ( “liberal” e “retard”), versione americana di sinistronzo — ha inserito snowflake per ridurre a uno stereotipo culturale i detrattori di Trump, così concentrati sul loro essere delicatamente speciali e predisposti all’indignazione da non poter tenere testa al maschio alfa per eccellenza.

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Are GMOs safe?

In the three decades since the introduction of GMO crops, there have been more than 2,000 studies evaluating health and environmental aspects of genetically engineered products. The vast majority of studies has found nothing to indicate that GM foods represent a health threat. The consensus among scientists is that gene altered crops offer no more risk than those developed through conventional breeding techniques.

More than 275 independent science organizations from around the world have concluded that foods grown from genetically engineered seeds pose no unique health concerns. More 110 Nobel laureates issued a joint communique in June 2012, stating: “Scientific and regulatory agencies around the world have repeatedly and consistently found crops and foods improved through biotechnology to be as safe as, if not safer than those derived from any other method of production.” After a two-year evaluation, in the most comprehensive evaluation of GM crops ever undertaken, the US National Academy of Sciences concluded that genetically engineered crops have not caused increases in cancer, obesity, gastrointestinal illnesses, kidney disease, autism or allergies: there are “no differences that would implicate a higher risk to human health from eating GE foods than from eating their non-GE counterparts.” The Union of German Academies of Science and Humanities, echoing dozens of other global science groups, has written, “in some cases food from GM plants appears to be superior in respect to health.”

Not one mainstream independent science or health organization has expressed unique concerns with GM foods. A small number of scientists and many anti-GMO activists dispute the notion of a scientific consensus, arguing that many safety studies were conducted by industry scientists, some studies point to potential health or safety problems and future risks remain unknown.

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