Se siamo nati per credere, da dove vengono gli atei?

Perché milioni di persone non credono nell’esistenza di entità sovrannaturali? Si tratta di una domanda relativamente nuova per la ricerca scientifica. Per molto tempo infatti i ricercatori si sono occupati solo della domanda complementare: perché in tutte le culture umane si sono sviluppate e diffuse credenze nel sovrannaturale e in particolare credenze religiose? E per molto tempo tale domanda ha trovato risposta nella tesi secondo cui le credenze religiose svolgono una funzione sociale adattativa, cioè favoriscono la cooperazione, l’altruismo, e la coesione nei gruppi (Bering, 2006; Wilson, 2003). È una tesi plausibile ma, come tutte le spiegazioni funzionali dei fenomeni religiosi, limitata. È possibile infatti che le credenze religiose contribuiscano al mantenimento dei legami sociali: credere in una divinità che punisce i comportamenti non sociali può rendere meno probabili questi ultimi, aumentando così la fiducia tra i membri di un gruppo. La loro presunta funzione sociale, però, non ne spiega l’origine. Credere in un’autorità secolare che punisce i comportamenti non sociali potrebbe ugualmente renderli meno probabili. Perché allora la selezione naturale, per favorire la vita sociale, avrebbe sviluppato proprio le credenze religiose?

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Comunicare con gli Alieni

Ma a E.T., piaceranno i Beatles? Chissà. Per saperlo dovremo aspettare quasi mille anni, ammesso che ci sia qualcuno in ascolto dalle parti di Polaris. Nel 2008, la NASA ha inviato in quella direzione un segnale radio con la canzone Across the Universe dei Fab Four, per celebrare i cinquant’anni dell’agenzia (e i quaranta della canzone). Il messaggio sonoro impiegherà 431 anni a percorrere la distanza che ci separa dalla stella polare, e ci vorrà almeno altrettanto per ricevere l’eventuale giudizio degli alieni. Insomma, rimarremo col dubbio per un bel po’. Nel frattempo, potremo rimuginare sui tanti altri interrogativi che un tentativo del genere ci fa venire in mente. Primo tra tutti, ovviamente: quanto è probabile che lì fuori ci siano esseri intelligenti in grado di captare (e inviare) segnali radio interstellari? Ma anche: chi ci dice che esseri del genere sarebbero in grado di capire quello che potremmo provare a comunicare, e viceversa?

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Come non credere ai politici

La presidenza Trump sta creando non poche preoccupazioni, in giro per il mondo, ma se è vero quello che diceva il comandante Marko Ramius: “una piccola rivoluzione ogni tanto è salutare”, da questo frangente storico possiamo anche imparare qualcosa. Un esempio ce lo danno due scienziati del Massachusetts Institute of Technology e due della University of Western Australia, che in un recentissimo articolo ci raccontano di come funzioni, nell’elettorato, la disinformazione portata avanti dai politici. In realtà, questo articolo è particolarmente prezioso al di fuori degli Stati Uniti, perché ci può far riflettere sulla nostra situazione senza tirare in ballo nessun nome nostrano, ciascuno può fare i paragoni che preferisce.

Lo studio si basa su due esperimenti sociali, condotti prima delle elezioni americane dello scorso anno. In entrambi i casi, a un gran numero di elettori americani sono state sottoposte affermazioni che Donald Trump ha dichiarato in campagna elettorale, alcune aderenti alla realtà e altre catalogate come “disinformazione”. Lo scopo primario era valutare quanto la paternità di queste affermazioni influisse sul giudizio di “veridicità” che i soggetti in esame davano per ciascuna di esse.

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La dissonanza cognitiva di Leon Festinger (ovvero: come ci raccontiamo le balle)

Nel 1957 lo psicologo Leon Festinger, illustrò in un libro, in maniera molto chiara e al tempo stesso rigorosa, come funziona un meccanismo psicologico molto particolare, alla base di molti nostri atteggiamenti e comportamenti, e non di rado fonte di dubbi, malintesi e insoddisfazioni personali.

Il libro è Teoria della Dissonanza Cognitiva e il meccanismo è quello di “raccontarsela in modo che i conti tornino“.

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This Article Won’t Change Your Mind

e theory of cognitive dissonance—the extreme discomfort of simultaneously holding two thoughts that are in conflict—was developed by the social psychologist Leon Festinger in the 1950s. In a famous study, Festinger and his colleagues embedded themselves with a doomsday prophet named Dorothy Martin and her cult of followers who believed that spacemen called the Guardians were coming to collect them in flying saucers, to save them from a coming flood. Needless to say, no spacemen (and no flood) ever came, but Martin just kept revising her predictions. Sure, the spacemen didn’t show up today, but they were sure to come tomorrow, and so on. The researchers watched with fascination as the believers kept on believing, despite all the evidence that they were wrong.

“A man with a conviction is a hard man to change,” Festinger, Henry Riecken, and Stanley Schacter wrote in When Prophecy Fails, their 1957 book about this study. “Tell him you disagree and he turns away. Show him facts or figures and he questions your sources. Appeal to logic and he fails to see your point … Suppose that he is presented with evidence, unequivocal and undeniable evidence, that his belief is wrong: what will happen? The individual will frequently emerge, not only unshaken, but even more convinced of the truth of his beliefs than ever before.”

This doubling down in the face of conflicting evidence is a way of reducing the discomfort of dissonance, and is part of a set of behaviors known in the psychology literature as “motivated reasoning.” Motivated reasoning is how people convince themselves or remain convinced of what they want to believe—they seek out agreeable information and learn it more easily; and they avoid, ignore, devalue, forget, or argue against information that contradicts their beliefs.

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Perchè la selezione naturale non ha fatto fuori la malattia mentale

La comprensione dei motivi e dei fattori scatenanti di una malattia è un’impresa non da poco, si tratta del sistema immunitario che cerca di liberarsi di qualcosa? Di un corpo estraneo nei tessuti? Ci sono decine di possibilità diverse. Ma la malattia mentale pone una serie di difficoltà maggiori rispetto alle altre malattie: è possibile affermare che il cancro può avere radici genetiche, o che le malattie infettive sono causate da organismi che cercano di sopravvivere e riprodursi. Ma per capire anche solo a grandi linee malattie come gravi depressioni, disturbi bipolari e la schizofrenia è un’impresa quasi impossibile.

Ci si potrebbe porre la domanda: se il cancro è il costo dell’adattabilità umana (nella forma di mutazione genetica), la malattia mentale è allora il costo dell’intelletto? Abbiamo elevate capacità cognitive grazie a una profonda complessità neuronale, e la stessa complessità porta a malattie mentali fortemente debilitanti.

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The uneasy truth about human-animal hybrids

In Greek mythology, the Chimera is a monstrous fire-breathing creature, typically described as having the head of a lion, with a snake as a tail and the head of a goat emerging from its back.

Just as it terrorised the minds of the Greeks, this vision is also the cause of much consternation regarding the successful creation of the first human-pig hybrid embryos at the Salk Institute in California. In fact, such human-animal hybrids are often referred to as “chimeras”.

While this scientific advance offers the prospect of growing human organs inside animals for use in transplants, it can also leave some people with a queasy feeling. It was precisely this queasiness that led to the moratorium on funding for this programme of research.

People, it seems, just can’t stomach the idea of growing human kidneys in pigs.

Given the potential advances that this research offers, our objections should probably be based on more than a mild case of nausea. Yet there are a few enduring aspects to the way we perceive human-animal hybrids that makes it difficult to think about them clearly.

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