Fare il male per non fare il male

Dario Berti - Filosofia

WWI fungo atomico Nagasaki

Le possibilità letali di una futura guerra atomica sono spaventose. Io allora sentivo che, essendo stati i primi a usarla, abbiamo adottato uno standard etico da barbari medievali. Non mi hanno insegnato a fare la guerra in quel modo, e le guerre non possono essere vinte distruggendo donne e bambini.

Grande Ammiraglio William D. Leahy, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Statunitensi del presidente Truman (Leahy, 1950, p. 441)

Una guerra di autodifesa (così come ogni guerra) è un’azione tendenzialmente a-specifica, perché non va a colpire solo coloro che sono i diretti responsabili dello scontro, ma anche molti altri individui innocenti (ad esempio, i civili) che si trovano, loro malgrado, coinvolti nel conflitto. La teoria della guerra giusta, d’altro canto, impedisce di uccidere un innocente per autodifesa. Come possiamo, allora, parlare di “guerra giusta”, se ogni guerra comporta l’uccisione di molti innocenti? E se anche una guerra comportasse…

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Comunicare con gli Alieni

Ma a E.T., piaceranno i Beatles? Chissà. Per saperlo dovremo aspettare quasi mille anni, ammesso che ci sia qualcuno in ascolto dalle parti di Polaris. Nel 2008, la NASA ha inviato in quella direzione un segnale radio con la canzone Across the Universe dei Fab Four, per celebrare i cinquant’anni dell’agenzia (e i quaranta della canzone). Il messaggio sonoro impiegherà 431 anni a percorrere la distanza che ci separa dalla stella polare, e ci vorrà almeno altrettanto per ricevere l’eventuale giudizio degli alieni. Insomma, rimarremo col dubbio per un bel po’. Nel frattempo, potremo rimuginare sui tanti altri interrogativi che un tentativo del genere ci fa venire in mente. Primo tra tutti, ovviamente: quanto è probabile che lì fuori ci siano esseri intelligenti in grado di captare (e inviare) segnali radio interstellari? Ma anche: chi ci dice che esseri del genere sarebbero in grado di capire quello che potremmo provare a comunicare, e viceversa?

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Come non credere ai politici

La presidenza Trump sta creando non poche preoccupazioni, in giro per il mondo, ma se è vero quello che diceva il comandante Marko Ramius: “una piccola rivoluzione ogni tanto è salutare”, da questo frangente storico possiamo anche imparare qualcosa. Un esempio ce lo danno due scienziati del Massachusetts Institute of Technology e due della University of Western Australia, che in un recentissimo articolo ci raccontano di come funzioni, nell’elettorato, la disinformazione portata avanti dai politici. In realtà, questo articolo è particolarmente prezioso al di fuori degli Stati Uniti, perché ci può far riflettere sulla nostra situazione senza tirare in ballo nessun nome nostrano, ciascuno può fare i paragoni che preferisce.

Lo studio si basa su due esperimenti sociali, condotti prima delle elezioni americane dello scorso anno. In entrambi i casi, a un gran numero di elettori americani sono state sottoposte affermazioni che Donald Trump ha dichiarato in campagna elettorale, alcune aderenti alla realtà e altre catalogate come “disinformazione”. Lo scopo primario era valutare quanto la paternità di queste affermazioni influisse sul giudizio di “veridicità” che i soggetti in esame davano per ciascuna di esse.

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Perle di ignoranza scientifica: quando 4 è minore di 3

L’ignoranza scientifica diffusa può diventare un problema sociale.
Lo è certamente quando, di fronte a fatti che coinvolgono la quotidianità e la società, ci si lancia in spiegazioni e discussioni strampalate dimenticandoci di controllare se quei fatti siano realmente accaduti nei termini in cui ci vengono descritti. Il procedere scientifico infatti parte sempre dalla verifica dei fatti. Le bufale si estinguerebbero presto se questa regola fosse ben stampata nella mente di tutti.
Lo è quando chi ha la responsabilità di decidere sulle leggi, o di informare i cittadini tramite i mezzi di comunicazione, non è nemmeno in grado di leggere un grafico, una statistica, e di comprenderne il significato.

Lo è quando non c’è la consapevolezza dell’importanza delle competenze. Si eviterebbero ad esempio presentatrici tv a spiegarci come curare il cancro in modo naturale, disk jokeys a sentenziare sull’inutilità dei vaccini, e laureati in scienza della comunicazione a dare false speranze ai malati di Sla.

Ma ci sono casi in cui l’ignoranza scientifica rasenta l’incredibile, generando situazioni paradossali sulle quali ci si può tutto sommato ridere sopra. Per lo meno finché non ci ricordiamo che stiamo parlando di gente che, tra le altre cose, vota.
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Il bisogno di sentirsi censurati

Se c’è modo di entrare nel merito di una polemica senza essere per questo necessariamente incasellati in una delle fazioni che la animano (il dubbio è solo retorico: ci troviamo in Italia, è chiaro che non c’è), si potrebbe dire che il “diktat” con cui l’attuale governo avrebbe imposto una stretta censura a una trasmissione Rai “non allineata” ha lati sommersi da scandagliare.

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La dissonanza cognitiva di Leon Festinger (ovvero: come ci raccontiamo le balle)

Nel 1957 lo psicologo Leon Festinger, illustrò in un libro, in maniera molto chiara e al tempo stesso rigorosa, come funziona un meccanismo psicologico molto particolare, alla base di molti nostri atteggiamenti e comportamenti, e non di rado fonte di dubbi, malintesi e insoddisfazioni personali.

Il libro è Teoria della Dissonanza Cognitiva e il meccanismo è quello di “raccontarsela in modo che i conti tornino“.

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Medicina e metodo scientifico: anche la democrazia non è un’opinione

Insomma, alla fine è successo. L’Ordine dei Medici di Treviso ha radiato uno dei più famosi antivaccinisti d’Italia, il dott. Roberto Gava, salito agli onori della cronaca nazionale per un convegno sulla medicina alternativa tenuto poco tempo fa in Senato.

Il buon Gava, cardiologo con perfezionamento in agopuntura cinese, omeopatia classica, bioetica e ipnosi medica, è però un combattente ed è passato al contrattacco, forte dell’appoggio di oltre sei mila persone al comunicato dei suoi avvocati postato sulla sua pagina Facebook. Negli ultimi giorni è arrivata anche la dichiarazione di guerra: “E’ un’occasione d’oro – ha detto il medico dopo la radiazione – non solo per divulgare le mie idee, ma anche per diffondere la cultura del rispetto dei diritti fondamentali, a partire dalla libertà di pensiero e di scienza”.

Parole che offrono anche a noi l’occasione di svolgere qualche ragionamento sui concetti di opinione e libertà di pensiero (che per gli antivaccinisti si equivalgono). Concetti oggi molto strumentalizzati, distorti a proprio uso e sui quali sono stati montati degli equivoci giganteschi. E se c’è una cosa che non possiamo permettere è che si alteri il senso del linguaggio. Se non ci troviamo più d’accordo sul significato delle parole il linguaggio diventa inutile, e la fine del linguaggio è la fine della società. Dunque, le cose con il loro nome.